Piange sangue dolce, affranto e senza alcun rumore. Scalfito, fino allo scheletro ma ancora in piedi, nel vuoto maestoso del deserto del nulla. C’è un liquido, che sembra acido, che sa di vomito, che scorre ai piedi del muro degli ingrati. E facce sorridenti del colore della cenere, della stessa consistenza, piuttosto convincenti, disegnate sul muro degli ingrati. C’è uno specchio per le allodole, l’indice del vocabolario delle frasi fatte scritto a mano, sul muro degli ingrati. All’ombra, nel gelido nascondersi del sole, giacciono i cadaveri di chi credeva alle parole di coloro che penzolano dalla forca, che emette ancora gemiti, al cospetto del muro degli ingrati. Il rumore sordo, la caduta non crea scalpore, nel continuo prendere e non dare, nella perseveranza del bugiardo, nell’eterno lascito di chi pensa di vivere impunito. Si infrangono promesse sul muro degli ingrati, ci si sporcano le mani sul muro degli ingrati e non nascono più fiori e il credere alle crepe, che mostrano ferite che aride s’infettano e rischi di morire. Tira forte il vento sotto il muro degli ingrati e non è possibile ascoltare, sentire e si scortica la pelle e se sotto non c’è niente allora attacchi un post-it: “Ricordati il presente”. E voi che nomi avete scolpito sul muro degli ingrati?

 

 

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