Oggi c’è un vento gelido quaggiù alla darsena. Il porto sembra congelato in una foto sbiadita dei primi anni ottanta. Un gabbiano scruta l’orizzonte dopo essersi posato sul piccolo faro color vermiglio usato come semaforo prima che i gps rendessero tutto meno romantico. Qualche onda si increspa sulla superficie altrimenti immobile, il reflusso del mare si abbatte dolcemente sulla battigia fino a sfiorarmi la punta delle scarpe. Sono un personaggio in bianco e nero, sfuggo al desiderio, dibatto con me stesso, rifletto profondamente mentre osservo  il sole levarsi a est. Disinfetto l’anima immergendo una mano in acqua dopo essermi seduto su uno scoglio che non ha ancora avuto il tempo di essere levigato dalla salsedine. Avevo intenzione di cadere ma sono rimasto in piedi a fare l’equilibrista e ora sono qua. Forse per gli altri è più semplice, ancorarsi a terra con la certezza di non volare via, di non graffiarsi mai, di non avvicinare mai così tanto il volto al suolo. Senza scivolare, senza pensare che il problema non è chi se ne va, ma chi rimane. La foschia confonde l’orizzonte ed ogni obbiettivo prefissato verrà rimandato a quando tutto potrà essere ricordato, nitido, pulito e dai contorni definiti. Ed è ogni volta che credo di aver raggiunto il traguardo che mi rendo conto di essere faccia a faccia con un nuovo inizio, che un’orizzonte nuovo rimpiazzerà quello appena visto. A camminare sugli scogli, a fare gli equilibristi, a vedere gli albatros volare e a non cadere mai. Col cuore in gola e a mani aperte cadere al suolo e il sangue a colare l’asfalto e tu fermo, a guardarlo. Ogni giorno una conquista, e muovo solo gli occhi, e vivo di paura, la tua migliore amica e adesso cadi e anzi no. Non più, ho una struttura solida, un archetipo importante fa parte delle mie fondamenta. La sensazione di camminare con il tormento di un sasso nella scarpa e se tutto intorno è dipinto in scala di grigi, l’azzurro dei riflessi dati dalla tua ombra è la compagnia perfetta per distrarsi. Con la punta del piede disegno cose senso senso sulla superficie bagnata della sabbia, quando il sole arriverà ad asciugarla tutto sarà reso illeggibile e non che abbia importanza è che vorrei il mio momento, essere in grado di godere di ogni secondo che passa, praticare consapevolezza, agire d’istinto e fare la cosa giusta. Sto attento a non scivolare ma vorrei che qualcosa accadesse, vorrei far sorridere qualcuno in modo da far sorridere me stesso. Solo la determinazione sarà in grado di trasformare le difficoltà in imprese dal profilo eroico, solo essa è in grado di farlo è che vorrei non affogasse nel mare di frasi fatti, di cose non dette, di tentativi mancati per trasformarsi in rimpianto. Non posso ricordarmi di quella volta che vidi il mare per la prima volta, posso peró immaginare il primo giorno d’estate e lo stesso stupore che provo ora, ogni volta che gli regalo uno sguardo. Succede, di tanto in tanto, di rendermi conto di essere vivo. Scoppio in lacrime, lacrime spontanee, silenziose e che in nessun modo riesco a trattenere. Nè di gioia nè di dolore, appartengono a quella spensieratezza che mi è stata portata via da ragazzo. Le lascio correre sul viso fino a toccare terra. Non fanno alcun rumore. Non ne parlo perchè non so spiegare, perchè è difficile spiegare come si vive nei panni di un “sopravvissuto”. Costantemente in balia del vento, nel limbo dell’incertezza, dell’insicurezza: è stato merito mio o sono stato fortunato? Poi me ne convinco. So bene che questa notte non chiuderó occhio, gli occhi lucidi bagneranno il cuscino mentre sorrideró nel vedermi bambino e stringeró i pugni come se tutto il dolore digerito in passato mi cogliesse ora. Succede quando mi rendo conto di essere vivo: Piango e credo di farlo perchè non ne ho mai gioito e avrei voglia di urlarlo e squarciarmi la gola perchè è questa l’unica cosa che davvero conta. Mi scorre tutto davanti agli occhi, non mi è permesso distrarmi, rivivo in una notte ogni ricordo che mi è stato concesso di portare in salvo. Tra sospiri, lacrime e singhiozzi c’è racchiuso il senso dell’esistenza, il resto non puó reclamare attenzioni: sono vivo ed è come se me ne rendessi conto solo ora. 

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