No, non è il palco, è più quella puzza stantìa della sala ancora vuota. Non è nemmeno il pubblico è più il tuo sguardo una volta che la sala è piena. E’ quando rimani solo, quando si spengono le luci, sono le notti insonni, nel buio della tua stanza ad immaginarli. E se pensi per un attimo di essere qualcuno, beh, non è nemmeno quello visto che non saresti nessuno senza di loro. Sono le code in autostrada sotto il sole, il non trovare una posizione in cui dormire nel furgone, un panino diviso con chi, come te, fa parte di quel lato della vita in cui uno non nessuno guarda mai. Non sono gli incoraggiamenti ma i fantasmi messi a far la guardia ai tuoi sogni infranti da chi non ci credeva e non ci crede. Non è la T-shirt sul petto degli altri col tuo nome, è quella scolorita che ti porti addosso, che un pò sa di casa, tanto di te e del tuo sudore. Non è nemmeno la stanchezza e non sono i soldi che non hai mai preso, non sono nemmeno quei locali vuoti a farti innamorare. Sono più le ore al freddo, le parole giuste da trovare, le persone conosciute e il tuo primo stipendio andato a puttane. Non è il volume alto ma quel mondo che ti crea quando pensi di essere pazzo, quando tutti ti guardano storto, quando ti manca un passo per finir di sotto. Tu da solo, contro tutto il mondo. Non è nemmeno il tuo strumento ma il cammino che ti ha portato li, a vederlo, l’incertezza della scelta, i calli nelle mani, le occhiaie per lo studio e i compiti mai fatti. Non è un sogno realizzato ma sono quelli caduti in frantumi. Il collante che ti ha permesso di rimanere in piedi quando eri a pezzi. L’urlo tuo più forte, il credere in se stessi mentre i confini ti scorrono davanti. Sono le occasioni, i tuoi giorni migliori, le sconfitte, le vittorie, e le delusioni. Sono gli amici, gli amori, è l’opportunità per dire che ci sei, che puoi lasciare il segno, quell’istante in cui non torneresti indietro. Prendere a pugni il muro, il fiato sprecato la dignità racchiusa in chi racconta storie, ognuna a modo sua ma non per questo di un valore inferiore. Non sono le rinunce ma il motivo che ti spinge a farle, quelle tre a settimana, chiuso in un garage…chissà che ci sarà di bello? Cosa ci andiamo a fare. Forse avete ragione, si tratta di tempo sprecato è che lei mi sa ascoltare, si riferisce a me e quel garage diventa “il nastro adesivo che tiene insieme le nostre vite”. Siamo noi i suoi protagonisti e se pensi che sia romantica una vacanza al mare allora davvero non puoi capire che cazzo ci andiamo. Sputiamo il veleno, il lato sincero del nostro destino, mischiano gli ultimi coi primi massacriamo l’ambizione di essere uguali a tutti a colpi di rullante ed urli. Anestetizziamo il dolore, si calmano le acque sorridiamo immuni alla violenza atroce che altrimenti farebbe di noi qualcosa di banale. Scandiamo il tempo dei nostri giorni, una colonna sonora che no, non è adatta a tutti. Eè il coraggio di essere un manipolo si sbandati che viaggia contro vento con la speranza di cambiare il mondo ma se cambia me stesso, va bene lo stesso. Nessun download, nessun upload solo quel grigiore che scompare. La musica è la pausa, tra un respiro e l’altro.

Annunci