E’ l’arte del fingere, ossimoro contrapposto al logorante talento che ansima in un clima senza tempo ma che non svanisce mai: Non essere creduti. Facile credere a chi mostra sofferenza seppur superficiale, ancora più facile è pensare che, chi soffre in silenzio, con grande dolore, stia fingendo. Al cospetto degli esami più duri che ci vengono sottoposti o a cui ci vogliamo sottoporre, dimentichiamo sempre il più importante: quello di coscienza. Capiremo, dopo un violento faccia a faccia con noi stessi ciò che di noi odiamo. L’imbarazzo racchiuso in alcuni “frame” dei ricordi che vi si pongono all’attenzione senza alcun filo logico con il presente che stiamo vivendo. In questo loop di immagini e di sensazioni, il credere in noi stessi potrebbe essere minato dalla vergogna. Un pugnale sfilato dalla guaina punta alla giugulare mostrandovi il paradosso: Vi siete trasformati nelle persone che non volete essere. Fatevi da parte voi, servi della logica, schiavi di vizi e di inutili comizi. Abbiamo scorte di energia da illuminare la corteccia cerebrale, da scorticare il muro del tempo per poter cambiare qualsiasi cosa abbia disatteso le nostre aspettative. Poi, arresi al passato appena trascorso, riusciremo a comprendere che sarebbe completamente inutile cambiare quel vissuto se prima non ne avessimo tratto alcun insegnamento. Saremo giudici e colpevoli, vittime e carnefici nello stesso scoccare di un applauso. Ma ci dobbiamo imporre di uccidere la confusione, il timore e prendere con forza il timone.  Prenderemo decisioni, pronunceremo manciate di “mai più” e faremo promesse che avranno la consistenza di zucchero a velo lasciato alla mercè del vento del cambiamento. Li cambierà qualcosa, quando il sangue di chi ami si posa sui tuoi palmi posandosi sulle tue orme. Non avremo più alcun indugio nel rompere il cerimoniale, nessun filtro e nessuna esitazione. Osserveremo dall’alto, conversando con l’autore, questa società liquida decantata sciogliersi all’inverosimile, fino a che il nostro sguardo riuscirà a congelare il momento, al momento giusto. Cammineremo ai limiti della vertigine sul cornicione che costeggia la nostra individualità. Vicino allo sbando non avremo più bisogno dei “vorrei” sostituiti da dei “voglio” pronunciati con un’intensità tale da risultare quasi sgradevole. Fissiamo obiettivi, ci concentriamo su di essi come orde di individui costretti a correre col paraocchi. Trovare l’equilibrio sarà fondamentale per far si che, di tutte le vite possibili, quella che stiamo vivendo sia la migliore. Concentrarsi sul percorso. Questa è la risposta, è questo che porterà alla crescita è questo che darà valore e risonanza alle nostre azioni. Il nostro modo di reagire determina chi siamo. Usiamo lacrime per detergere gli orizzonti ancora da conquistare, usiamo il coraggio per non dar più peso alle paure. Ancorato alla realtà, libero di arrendersi a qualsiasi fantasia, questo è il modo che vorrei per vivere il presente. Allena i muscoli del viso a sorridere che sembra semplice ma non lo è. Un nuovo punto di inizio, per amare e per trovare il coraggio di guardarsi i piedi, fermi da troppo tempo poi fare un passo avanti, come un nuovo inizio. Pronto ad essere la canzone che vorresti, l’inganno sono gli altri, tu sei il coraggio e se ti chiederanno di scegliere tra cadere e strisciare rimani in piedi, che lo sai fare. Quella tremenda voglia di non sentirti uguale, di essere letale, di fare innamorare e se ora non mi parli più, io lo capisco: Ti spaventano i miei drammi, li chiudo nei confronti, li poso sui tuoi anni così potrai capirmi e guardandoci negli occhi guarderemo avanti. Non mostro desiderio, mi nutro di certezze e se non mi spoglio non potrai vedere niente e a te sarà più semplice giudicarmi. Cattivo, giusto, leale, sincero, uno zaino di virtù a presenziare sul quel sentiero la cui destinazione non ha importanza. Sarà il sentiero stesso a modellare il respiro. Un nuovo inizio, un passo avanti che non deve dipendere da cosa fai ma da chi sei, che non deve dipendere da ció che mostri ma da quello che dimostri. È così bella la vita quando ti senti vivo, quando ti senti ancora vivo quando il respiro ti basta ad alzare lo sguardo e trovare il cielo, che se anche non lo guardi mai è li ad aspettarti.

Fare delle scelte radicali è difficile, è difficile perchè il più grande prezzo da pagare per sobrietà, lucidità, coerenza e sincerità è la solitudine. Se sarai disposto a pagare questo prezzo troverai un pezzo di libertà talmente inaspettata da lasciarti stordito e un coraggio che credevi sopito. Qualche tempo fa ho tracciato una linea ben definita, non delimita tempo o spazi ma valori chiari e imprenscindibili. Qualche scoria continua a darmi noia, troverò quella goccia di cinismo per rimanere completamente impermeabile. Soltanto la solitudine è in grado di specchiare ció che veramente sei e se questa immagine di te è quella che volevi allora di sentirsi soli e sempre fuori luogo è valsa la pena. Nella vastità di una finta armonia voglio essere la persona con cui non vorreste mai avere a che fare. Voglio essere la linea che ci divide per guardarmi intorno e non trovare nessuno. L’equilibrio che annienta lo stagnante brusio di chi si crede meglio. Eccomi qua quindi, sono il frutto della solitudine determinato a curarne i dettagli, senza più sentirmi solo.

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