Sono Simone e sono morto tre volte. Non sono mai stato in vantaggio sulla vita, l’ho sempre riconcorsa, come una bellissima amante, con il sarcasmo e la concretezza di chi sa di dover perdere. Poi l’ho imparato che nella vita una sconfitta dignitosa scolpisce la gloria più di ogni vittoria custodita in albi d’oro buoni a raccogliere polvere sugli scaffali. Ho stretto mani che non ho più rivisto e ho visto scorrere sangue fuori da vene non mie, il mio sangue, in vene non mie, fatte di plastica. Si arrossavano garze, lenzuola, tessuti e cotone. Continuavo a chiudere gli occhi finchè non ho avuto paura di svegliarmi. Coperto di quel verde intenso, quel verde su cui acqua e sangue si confondono. Sono morto tre volte ma di vite mi sembra di averne vissute cento. Una al giorno, una al mese mentre il silenzio trovava domicilio nella profondità di notti insonni perchè se non ti addormenti mai, non rischi di morire. Forse. Mi spoglio, sfioro la pelle, sento battere il cuore e scorro due dita sulle cicatrici. Disegnano dei Picasso sulla tela del mio addome, del mio braccio, del mio volto, del mio dentro. Vedo stelle cadenti, colpi di pistola, vedo fori d’entrata e nessuno d’uscita. Capisco che qualcosa rimane dentro e in superficie lascia il segno. Si gonfiano gli occhi davanti a tramonti non visti, davanti ai treni persi, di fronte a sfide che sei costretto ad affrontare e arrivi secondo e già lo sai e allora cosa giochi a fare? Decido di partecipare perchè, sono Simone, sono morto tre volte e ho voglia di vincere, di tentare, di dimostrare. Accumulo argento in casseforti d’oro, davanti a facce di bronzo. Ho visto delle crepe, tra cenere e polmoni ma nel momento in cui ho deciso di calcificarle ho pensato che di luce ne filtrasse abbastanza per darmi ancora quel barlume di speranza. Si insinua un panorama che vorrei incorniciare per essere ricordato come il vecchio e il mare. Vorrei provare più spesso quella sensazione che ti solleva, lo stessa sensazione di avercela fatta che provi ascoltando una tua canzone. Hai brividi e hai il sole e hai i nervi a fior di pelle perchè tutto quello che vorresti fare è non pensare a ieri e nemmeno a domani, solo ad oggi a ‘sto momento e al bello di respirare, un secondo dopo l’altro, fino quando non sarà ora di salutare. Sono Simone e sono morto tre volte, mai per colpa mia, piango delicatamente, solo qualche istante, dignitosamente, a cospetto del mare, di un respiro fatto a scale, di un’ombra che mi assale, di un sorriso regalato o di un boccone masticato, che sia dolce o sia salato. Mi voglio veder protagonista e che il mio sfondo sia teatro di vittorie o sconfitte, non importa: Conta la dignità e non aver pesi in cielo per non abbassare mai la testa. Le spalle a una ripresa, mi ritrae di fronte al mare, un tramonto inaspettato che abbasso un pò la testa stringo forte la caviglia e sono pronto a ripartire. E non esiste errore, esiste ciò che imparo e inizio a navigare e steso alla penombra di un cielo terso guardo le nuvole passare e provo a dargli un nome curiosando tra le insidie di un futuro da esplorare. Sconfitto è colui che non ci prova e io sul petto, sul collo e sparse per il corpo ho medaglie tatuate senza inchiostro, me ne lamento spesso ma non me le tolgo. Voglio perdere il respiro per capire quanto vale per capire quanto è intensa la strada per andarlo a cercare. Sono Simone, sono morto tre volte e per me, un semplice “a domani” non è così scontato. E’ bello, è brutto, non so come definirlo, quello che so è che mi fa stare concentrato, su ciò che è giusto, su ciò che è sbagliato. Ogni battaglia tua è anche la mia e la perdita di tempo è un fattore che mi annoia. Ho acquisito il diritto di rivincita, da rivendicare in quale altra parte di vita, di mondo o di universo non si sa. Ho voglia di vincere, uno a zero mi basta, soffrendo va bene ma fatemi esultare, fino a perdere la testa, di tutto il resto non mi importa. Merito di meglio, lasciatemelo dire, non voglio accontentarmi di ciò che posso fare. Ho sopportato, sono caduto, mi sono fatto male, ho urlato pianto di dolore, aggrappato a spacchi scivolosi e mi son sentito annegare, cosa cazzo vuoi che mi ne freghi di tutto ciò che non mi fa stare bene? Succhio ossigeno alla morte da quando sono nato, cosa dovrebbe spaventarmi e di cosa dovrei sentirmi in colpa se nel cuore della notte mi sveglio ad accendere la luce per potermi spaventare? Sono Simone, sono nato due volte, morto tre, sopravvissuto e sprazzi, mi spetta ancora una vita per giocarne altrettanto, questa volta ad armi pari. Sono Simone, sono nato due volte, morto tre, sopravvissuto e sprazzi e ho voglia di vincere, ancora da solo, contro tutti gli altri.

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