Ti ho vista li, seduta in prima in fila, nei tuoi occhi azzurri, verdi, nocciola e neri e osservi il mondo fuori. Quel posto lo ha scelto il ruolo che ti han dato, quelle scelte che sembrano fatte a caso. Come quando volontaria, nessuno ti tende la mano, ma alla fine cosa importa? Nei silenzi sono dosate le tue parole: Giuste, posate, giacciono altrove, invece, quelle da non dire. Lo sguardo corre veloce, più veloce dei pensieri e sei già arrivata al mare, tra le braccia dei ricordi di un’estate. Quest’anno hai parlato col sole, vi siete fatti una promessa: lui non ti farà arrossire e nemmeno imbarazzare e tu ti farai baciare. Per Natale però hai chiesto la neve così ti ci potrai tuffare. La montatura degli occhiali rossa, sai che ti sta bene? La pioggia tratteggia il paesaggio e picchia, ad intervalli regolari, sulle tegole rosse delle case che circondano la scuola, le colline lasciano il calore confondersi col colore dei tuoi capelli e un sorriso cresce sul tuo viso con quella spontaneità che ti fa ingenua agli occhi della gente. Il dolore lo nascondi in quella parte del cuore che solo alcuni sanno accarezzare e poi c’è un posto, ancora un pò più in la, dove non porti nessuno, dove solo tu puoi entrare perchè solo tu sai, una volta li, come poter tornare. Manca e fa male e la paura ha la forma di una lacrima, una soltanto. E’ grande, ti ci puoi specchiare e riconosci gli occhi di tua madre, la bocca di tuo padre. Sul banco hai inciso il tuo nome forse più per noia che per dolore o magari solo per vederlo scritto ovunque perchè è un’eredità importante, ciò che ti contraddistingue. Il professore spiega, è di uno noia mortale così hai preso quella sedia e ti sei messa li, accanto all’ingiustizia. Hai lanciato lo zaino sul letto, oggi c’è il sole, hai accarezzato il cane, poi, a gambe incrociate seduta a terra hai immaginato di ballare. Oggi la riproduzione casuale del tuo iPod passa le canzoni che volevi. Gli American Hi-Fi l’hanno scritta sul retro del tuo breve ma intenso passato, “Flavour of the week” e ti si spezza il fiato. Ti alzi e si scatena il cuore, la cuffia che ti cade, la felpa troppo grande e le tue scarpe nuove. Te l’ha data tuo fratello e tu ti ci senti al sicuro, c’è il suo odore, il sangue uguale ma non la riempi e sembri un piccolo pagliaccio mentre ci nuoti dentro, ti ci stringi dal freddo e tiri le maniche, le tieni tra dita e palmo, le tiene strette fino a farle deformare. Per un attimo ti senti grande, oltremodo carina e anche i capelli ti stanno bene e anche quel difetto, così, può andare. E ti vedi dentro Londra, poi a Parigi e anche a Berlino e anche il futuro, lo vedi più vicino. Ti trovo li, stesa sul quel letto, i ricordi da bambina riposano sul fondo, mentre leggi un libro e i sogni nel cassetto. “Basta smalto nero” ti sei detta ieri ed è così che a piedi nudi stai attenta a non sbagliare e rendi le tue mani belle da guardare, chissà se lo noterà quello stronzo che ti fa soffrire. Studi e studi ancora, non vuoi deludere nessuno e poi dai, in fondo ti piace, sapere, legare, essere la prima e vincere la confusione. Testarda, tenace, insicura…stendi il tuo percorso tra la terra a la luna, se c’è qualcosa che non torna ne troverai la cura. “What’s up” che ti distrae, la tua migliore amica ha bisogno di parlare, ti vesti veloce e sei da lei, le foto dell’asilo e un caffè che non d’orzo in tazza grande che non si sa mai. Non c’è niente che va bene, tutto è fermo e tace ma quando poi ti incazzi sei tu a guidare il vento pensando che poi, la in fondo, qualcosa ti rimane. Adesso che è già ora di andare a lavorare, ti trucchi, ti regali un sorriso e la nuvola nel cielo, l’orgoglio di tuo padre. Il tatuaggio con le parole del suo ultimo saluto, il ricordo più dolce prima di lasciarti andare. Lo specchio imita una smorfia, sembri un pò tuo madre anche se ti fa vergognare. Oggi va così e se ti volti indietro è per prendere il respiro c’è ancora tanto nel futuro che non è stato scritto.

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