Quando vidi il cielo per la prima volta non ero ancora nato. Le nuvole si muovevano come enormi pachidermi di zucchero filato su di una lastra celeste che sembrava il primordiale colore dell’olimpo. Già da allora la mia tristezza, riflessa da specchi di vetro opaco si tramutava in espressioni soddisfatte e compiacenti. Nulla che facesse trapelare il benchè minimo segno di sconfitta, anzi. Il mio barcollare, se qualcuno mi avesse seguito con attenzione, tradiva segni di altisonanti vittorie contrapposte ad un andamento lento, sobrio, lucido. Ad un passo dalla caduta, che mai avveniva, come a lasciar sempre speranza all’avversario che si, era più forte, ma molto meno paziente. Elemosinavo briciole di amara condensa, dispensavo oscillazioni ma se si cade dal cielo, mal che vada, si finisce in terra e da terra, è nostro compito rialzarci. Amo la malinconia, mi fa sorridere, ha il retrogusto di qualcosa di buono, di qualcosa che non avrai mai più, di qualcosa che devi vivere il presente per far si che torni, come e quando vuoi, ma per immaginarlo meglio, con mille varianti.

Quando vidi il cielo per la prima volta avevo molto meno tempo, molto meno spazio, molto meno tutto. Provavo a rompere il silenzio e a nutrirmi di placenta perchè mancava il carnale attaccamento all’esistenza. E di malinconia si rivestono i ricordi, i più belli e anche i più brutti che con il distacco giusto possono anche mancare. Come se casa mia fosse l’ospedale. Guardo il cielo da finestre di tutto il mondo ma il cielo resta uguale. La nostalgia di un posto buio, di un letto caldo, del fare l’amore, di sentirsi al sicuro, di fare le facce strane. E’ nell’attimo prima di sorridere che si nasconde la malinconia, tra la tristezza e la gioia, tra il nome di qualcuno e il non ricordarselo più.

Tristezza e malinconia,  emozioni di incredibile efficacia, fascinose come un leggera lingerie di pura seta. Una capacità di introspezione unica, nessuna distrazione intorno, l’assorbimento totale di ogni movimento, di ogni respiro. Una potenza pregiata e spregiudicata. Giocare con esse, arrivare a farlo con esercizio costante, concentrazione al limite del divino, l’idea forte di potercela fare. La chiave dell’equilibrio spiazza lo sciocco che non guarda più se stesso giocherellando freneticamente con la golosità della vostra debolezza. La capacità di essere triste, di dare valore alla malinconia, faranno prigionieri ignari del vero accadere. Sarà quello il momento in cui mostrerete la virtù, sarà quando, in preda alla distrazione avrete guadagnato consapevolezza di ciò che siete senza alcuna bramosia di potere.

Quando vidi il cielo per la prima volta avrei voluto essere come nessuno, accorgermi del mio riflesso e bagnarmi di adrenalina alla scoperta del segreto. Chiudere gli occhi serio, riaprili in un sorriso e pensare che sono uno scemo. Mi diverto nei luoghi che lasciate deserti, cerco persone nascoste nell’ombra, percorro strade buie, l’intermittenza dei lampioni svela un volto stanco, qualcuno ha lasciato nella pozzanghera ai margini della sobrietà la propria dignità. No, a me non succederà.

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