Ho visto, riflesso negli occhi di chi, come me, si sente cucito addosso questa vita, la stanchezza, la mancanza dell’aria di casa, la voglia di un letto comodo e di qualcosa da mangiare senza incognite. Ho visto negli occhi di chi mi ha dato fiducia la ricompensa più bella, l’abbraccio più sincero, ho visto l’emozione, la grinta, la rabbia e l’entusiasmo di ragazzi di cui faccio fatica a pronunciare il nome. Un’empatia fatta di gesti, di strette di mano e di sguardi si cementa, nutrita da tazze ricche di sorrisi e rispetto, perché, di fronte a un linguaggio universale quale è la musica, non serve davvero altro. Mi trovo a scrivere dopo aver realizzato quello che da molte persone è considerato un insieme di velleità. Futili e banali sogni da adolescente, eppure…eppure prima di giudicare vi inviterei ad indossare le mie scarpe per un giorno almeno provando a farci qualche passo solo per qualche ora…La musica, per molti è solo un sottofondo della vita, una colonna sonora di cui poter ignorare le parole, qualcosa da spegnere all’occorrenza, qualcosa di fastidioso da eliminare. Per altri è un semplice biglietto comprato in prevendita alla cassa o al primo ticket one disponibile. Per molti è un’emozione legata ad un ricordo Per me, per noi, la musica è soprattutto quello che sta dietro a tutto ciò che le persone possono vedere, toccare o solo immaginare. Riuscire a trasmettere vita, ideali, emozioni e sentimenti in cui credi, che fanno parte di te, percezioni che ti prendono lo stomaco, ti stringono il cuore e pulsano nelle tempie. La musica sono le ore di viaggio interminabili, le confidenze, l’aria consumata dei backstage, veri e propri teatri in cui scambiarsi e raccontarsi vite…La musica sono i soldi che mancano, le attese interminabili, la precarietà del vento. Sono i minuti contati, la paura di non essere all’altezza, la frenesia a pochi attimi dall’inizio…La musica è incorniciare lo sguardo di ogni ragazza e vedere il colore degli occhi di chi ti sta aspettando a casa, appartarsi e preferire la solitudine al casino, pensare a cosa si sta facendo, se ne vale la pena per poi ritrovarsi a scacciare ogni tipo di dubbio quando, senza voce, a cantare le tue strofe sono altri…la musica è un rischio, è la puzza dei locali ancora carichi di urla a tarda notte, il freddo pungente mentre carichi il furgone con le ossa rotte dopo non aver mangiato…Sono i litri di acqua sudati sotto luci insistenti che avvolgono di fascino la tua figura, magari logora, magari scintillante mentre brucia di vita. E i milioni di impronte della labbra lasciate, come impronte digitali, sui bicchieri e sulle bottiglie di birra e i baci appassionati dati a lattine di energy drink scadenti, e morsi fuggenti non tanto per fame ma perchè chissà quando rimangi…La musica è un confronto eterno con te stesso e con gli altri, con chi vive al limite della follia, spezzando catene di confini geografici, racchiusi nei gesti di inequivocabile uguaglianza. Non ha bisogno di spiegazioni chi guarda il cielo scorrere da un finestrino sporco, chi passa più ore sulla strada che coi piedi a terra. Quando ci vedete su un palco, da oggi in poi, non guardateci più solo con gli occhi critici di chi si sente in diritto di giudicare perché ha speso dei soldi. Di quei soldi a noi arriva ben poco e in fondo non ci interessa nemmeno un cazzo. Quello che vi chiediamo è di andare aldilà del momento, fermare il momento sforzandovi di vedere delle persone, semplicemente persone, come voi, che strizzano via dalla loro pelle tutto ciò che, come spugne, hanno assorbito sulla strada, imparato dalla vita…Già la strada…quella che ci porta lontano dai nostri cari, da quella massacrante routine, dall’imbarazzo di sentirsi stranieri nella propria terra…quella routine che si sente in diritto di distinguere fra il bene e il male, tra il normale e il diverso e noi costretti a vivere il disagio nel sentirci semplicemente noi stessi…Siamo persone, esseri umani che passano notti a guardarvi negli occhi, a sentirvi cantare, a raccontare i vostri racconti, mettendoli in musica. Anche se avete il diritto di criticarci sappiate che la vita colpisce duro anche noi ma per voi faremmo qualsiasi cosa, pronti a sfoderare i nostri migliori sorrisi, farvi godere di ogni nostra più piccole e salata goccia di sudore. Sappiate che dentro le nostre maglie battono dei cuori che pensano a voi o forse pensano al viso triste della propria compagna che a casa ci aspetta con ansia, forse stiamo pensando a nostra figlia, al lavoro in bilico, al lavoro che non c’è, forse stiamo semplicemente pensando a stare in piedi e a darvi tutto ciò che abbiamo nonostante la sveglia sia suonata in piena notte, nonostante le dieci, dodici ore, quattordici o sedici ore passate a riflettere, passate a pensare al futuro, passate a guardare il cielo stellato della Svizzera, ai ruscelli dell’Austria o al rispetto della Germania mentre i nostri volti sfatti si riflettono nei vetri scuri del furgone…Pensate a questo ogni volta che non riusciamo a sorridere a pieno perché stremati, ogni volta che, una volta tornati a casa abbiamo l’espressione malinconica dei marinai…se sbagliamo un accordo o stoniamo un coro non puntateci il dito contro ma siate la forza che lo sorregge perché la musica siete voi…E perdonateci se una volta a casa non riusciamo ad uscire, non guardateci male se i nostri vestiti puzzano di sudore, non prendeteci per arroganti se, tornando a casa, pensiamo già alla prossima sfida: Viviamo di adrenalina, di passione e aggregazione. Se pensate che la nostra sia una scelta…beh non lo è affatto…una scelta si basa sull’alternativa. A noi, invece, questa vita l’hanno cucita addosso e per essa siamo disposti ad affrontare le nostre più grandi paure, le nostre più immense solitudini. Potete pensare che sia una “figata”, che sia uno “sballo” potete pensare ciò che volte…Ma dietro a ogni nostra singola nota c’è un oceano di avventure in cui siamo immersi. Sul mio cammino ho incontrato persone di una caratura morale inenarrabile…il loro pensiero me lo sono tenuto stretto ad ogni seduta di dialisi, ad ogni punto cucito sul mio corpo…e dopo questo tour, ho visto il mio viso riflesso sul finestrino del furgone che mi stava riportando a casa. Era l’alba, le occhiaie e il colore pallido della mia pelle facevano di me qualcuno da cui stare alla larga ma in petto il calore mi faceva sentire vivo…il ricordo di tutte le persone con cui ho condiviso tutto questo da sempre mi hanno inumidito gli occhi. La musica, per me, è partire alla mezza da Stoccarda, senza aver dormito o mangiato, dopo un concerto incredibile, caricare gli strumenti, e fare in modo che un Amico possa dare un esame in tempo. La musica per me è tutto ciò che ci sta dietro, tutto quello che non è dato a vedere chi ne gode soltanto, chi ne succhia le energie. Quali miracoli e avventure avvengono proprio ad un passo da voi e il nostro tornare a petto gonfio non è boria, è soltanto l’orgoglio di avercela fatta, la piccola rivincita che ci aspetta, quel brivido che sta tra quando spegni il motore del furgone e le sei ore che ti aspettano prima di tornare al lavoro. La musica sono i “come stai”? i “come andata”? Di un ritorno in cui, completamente inebriato dalla stanchezza e dall’adrenalina non vuoi parlare. Saresti pronto a ripartire subito. La musica, a volte, è fatta di regali che ti fanno stringere i pugni e che di fronte a tutto questo fanno pensare che dopo anni e anni di lotte con le tue paure, i trionfi sono sempre stati superiori alle sconfitte. Mi hanno dato questa vita e ho deciso di viverla, sul filo del rasoio…

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