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Una rincorsa incompiuta mentre la, dove il cielo porta il suo inizio all’infinito, tutto sembra sfumare in una nuvola di condensa, tiepida, grondante di vapore acqueo.  Le mani sui fianchi, mentre il pavimento sembra racchiudere la bellezza di una fine preannunciata. Tramonti, albe, notti insonni che svelano il loro spettacolo mentre, sul ciglio del baratro, lo sguardo si perde all’orizzonte. La paura di cadere è l’appiglio più coinvolgente per farci desistere. L’occhio perde aderenza e l’obiettivo perde di mordente mentre cerchiamo un equilibrio che impedisca al nostro corpo di precipitare. La mente forse lo ha fatto da tempo. Quando il vuoto prende possesso possiamo solo pensare di cominciare a riempirlo tentando di fare quel passo in avanti o di lato. Sicurezza o paracadute. Sfuocato o sfumato? tinte pastello o tratti somatici ricalcati e instabili come un derivato di carta carbone, tratteggiato dalla mano ancora instabile di un ragazzo che aprendo gli occhi, ingoia amaro e si sente adulto. Hai la stessa paranoia dei Verdena, che poi se urli va a finire che ti vesti da rockstar e qualcuno ti crede. Una noia presa a  calci dall’insaziabile retrogusto di panico. C’è lo slancio dei vecchi tempi, c’è del movimento a decomprimere errori di valutazione. C’è l’ingresso gratuito al fondo del barile ma a te di elemosinare consensi è sempre interessato poco. Meglio scavare, andare a fondo, capire, per poi dal basso iniziare a percepire che la tua zona di sicurezza necessita di essere violata. C’è del verde, del rosso, c’è da saltare su treni merci di carichi di gioia, follia. Sarà bello essere l’inchiostro con cui scrivere la propria storia. Spremerne dai muri, dai tatuaggi della gente che senti tua…Necessito di aria compressa per tornare a riempire i polmoni di aria fresca. Se ne ciberà l’intelletto, l’intensità è la strada stessa, memore di essere l’inchiostro dedito a scriverne la storia. La fese di decompressione sarà tanto lenta quanto violenta. Mareggiate di momenti lasciati sospesi. Galleggiano a mezz’aria. Precipitano, ne sari la vittima che, alle mie spalla, soccomberà nel momento in cui poserò, accanto alle mie vecchie vesti, il timore di guidare me stesso dove merita…un nuovi inizio prenderà respiro esattamente dove si poserà il mio sguardo, non retrocedere un millimetro di più, nessuna remora, nessun rancore, solo i segni della strada bruciano ancora, il sangue sa di ferro e la pioggia di asfalto…ciò che credi sia cibo ingrassa altri, indebolisce te, ciò che ti tiene sveglio stimola la resa, annienta lo spirito di reazione… Sarà un dissetarsi lento, acqua fresca di sorgente, sarà come sfiorare l’intenso sapore della terra, dei suoi frutti, sarà un vivere ritmato, scandito, un chiudere gli occhi e nel silenzio più totale lasciarsi andare alle vibrazioni che scivolano sui nervi, che ne allentano le tensioni. Un’immersione totale nelle cavità inesplorate della psiche. L’elettricità sconvolgere ogni sapere acquisito. Ad ogni flessione un colpo tremendo all’angoscia, ad ogni flessione inspirando rabbia, sputando gocce di emotività. Ogni sorriso un dardo al cuore dei tuoi “non ce la faccio”. Converseremo a lungo sventolando la pace che ne consegue, orgogliosi del profumo della nostra pelle, della luminosità del nostro intelletto che, privo di filtri di sorta, si eleverà a guida di uno spirito senza macchia, senza paura, senza viltà, immerso nell’umiltà di una potenza che non conosce eguali. Uno scrivere fluido riempirà le lunghe distese di spiaggia bianca, detriti, resti, rimasugli ne violentano il passaggio. Sarà di un colore mai visto, come quello del mare che, preso da un conato violento di rivalsa, vomita a terra ogni residuo dal suo ventre. Come quando è stata dura, ma ora è passata.

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