Mi sento solo e il mio silenzio è l’urlo agghiacciante di chi non ha più voce di chi non potrà mai più essere compreso. Un libro scritto ina lingua troppo antica, inchiostro disciolta in acqua lacrime e soluzioni saline. Goccia di sangue come lacrime, le coperte come a difendersi, e l’arido rifugio di chi a casa non si è mai sentito tale. Mi sento solo quando mi sveglio sento freddo e tremo e non invidio il calore di colui che non hai conosciuto il gelo, piuttosto batto i denti e di nuovo imparo a stare solo. Mi sento solo quando nudo davanti allo specchio mi guardo le ferite e più di farle vedere, di mostrare il mio intimo segreto cosa devo fare per non dar nulla per scontato? Ci provo, arranco e cado mi rialzo e cado, stremato arretro e avanzo anche solo di un metro, non do a vedere nulla se non alla mia solitudine ed è li che esplode il mio meglio, il mio effimero mondo fatto di “va tutto bene” e qualche goccia di miele. Mi sento solo nella penombra e datemi la mano, connessione remota dell’anima, a volte basta un secondo di sorpresa per creare empatia e avvicinarsi a quella crepa per cui non ci sarà mai nessuna cura. Mi sento solo, quando la stanza è illuminata dalle luci di una città troppo legata al mio passato perchè io possa dedicargli sguardi continui e amorevoli. Il conforto non l’ho mai trovato sotto le sue mure eppure quando me ne vado e mi ritrovo disteso è la che si rifugia il pensiero ed è la che risiede il mio buio che poi è la luce del mio unico sentiero. Mi sento solo quando con lo sguardo fisso allo specchio mi guardo dritto negli occhi e non mi riconosco. Sotto un cumulo di macerie si è rintanata la mia bellezza, l’azzurro torbido dei miei occhi non tornerà più a splendere come allora, ed è il grigio dei suoi contorni a dominare l’aria mentre l’espressione del viso non cambia come è non mai cambiata per chi non mi conosce davvero. Ho svelato me stesso finchè ne avevo le parole, ho nascosto la tragedia nel sorriso e più ci rido e più mi faccio schifo mentre già mi vedo impazzire, stringere i pugni alle tempie tirare calci nel vuoto, sfondare porte a testate e imprecazioni. Poi di nuovo a terra inerme il fiato pesante, non mi muovo e cosa è rimasto se non una persona sola? Spiegare. Serve davvero a qualcosa se chi ascolta non può capire? Non si tratta di colpe forse nemmeno di mancanza, credo sia attenzione, quel minimo richiesta che non arriva, che non illumina schermi, che l’attesa come un parassita si insinua nella carne, straccia i tessuti e spofonda nel cuore. Mi sento solo, ogni giorno, ad ogni minuti quando mi vedo camminare mentre tutto intorno corre e mi sento ancora più solo mentre provo a raggiungere obiettivi che solo provo ad afferrare perdo la memoria. mi sento solo, dimenticato dalle grazie dell’universo, portato al confino di chi scambia consensi con il calore di un viso stanco colorato di rosso da un piacevole e fugace sguardo. Mi sento solo quando chiudo gli occhi e sprofondo nell’oblio di un burrone che mi vede cadere e attanaglia le viscere. E’ accaduto tre volte. Tre. perchè non dovrebbe riaccadere? Se non mi svegliassi domani? Forse sarebbe un bene è che poi la casualità è malvagia, così crudele da non privarti della scintilla. No, lei, in un sadico gioco al massacro continua a soffiarci sofra e tu nell’attesa che si spenga provo ad alimentarla bruciando ogni tua brillante intuizioni fino a vederla cenere e poi c’è il ricominciare. Mi sento solo quando a caccia di morfina ho creduto di poter placare un dolore fisico che non era nemmeno paragonabile al dolore di un tramonto che inesorabile avrebbe condotto al buio. Nel buio ci vivi, cosa sarebbe importanto? E’ che tutti, tutti, sarebbero stati più belli dipinti delle ombre del crepuscolo e, almeno una volta ti saresti voluto vedere anche tu di un colore diverso dal bianco, con le sfumature di giallo e le ombre dipinte di blu. Mi sento solo nelle sale d’aspetto tra pelli morte, viaggi infranti e corse mai finite. Una solitudine costante, in mezzo alla gente isolato tra le dicerie e le gare a chi ha vinto più tagli nella scoscesa parete dell’assurdo inganno cucitoci addosso chissà da chi, chissà perchè. Una storia che non ha mai fine, in cui tutto sembra svanire, in cui perchè affezionarti a qualcosa se sai già di perderla? Lo si fa per credersi uguali agli altri fino araggiungere il limite che quando ti presenta il conto ti punta la pistola al centro della fronte: “dove vai adesso?, siamo io e te, puoi urlare, ma la tua lingua non l’ha studiata nessuna”. Spara, una buona volta spara e lasciami dormire solo, nel cesso di un ospedale rigato dal sangue appena vomitato e precipitato al suolo, infetto. Mi sento solo, steso ad asciugare al suolo, con maschere di ogni tipo a togliermi ciò che di umano mi è rimasto dentro e chi ti cerca lo fa per cortesia e non per il contesto. Mi sento solo, quando do tutto me stesso e nel rendermi conto che questo non basta, non basta a nessuno, mi sento solo, nudo, scoperto. Mi sento solo quando sacrifico me stesso e non arriva che un vento di egoismo a spazzare altrove ogni tipo di sicurezza spalmatami addosso da un secondo di puro egocentrismo. Mi sento solo quando non riesco a proteggere i ricordi, le foto e il gelo della tensione non mi permette altro. Quando rimango in bilico su un ipotetico burrone con la testa che gira ancora e sotto bocche da sfmare. Non mi abituo e non mi abituerò mai nel tentativo di soddisfare a me stesso, mentire franando al suo deludendo me e chi mi sta intorno. Mi sento solo e non l’ho mai detto forse perchè è un pò come svendere me stesso, tutti pensano sia scontato, che un rialzarsi sia dovuto tutti non credono ad una caduta senza che poi di nuovo non si sente questa voce. Ormai è qualcosa che vola basso, che il cielo è bello e vorrei starci dentro che per quanto possa spiegare, ridere, sanguinare, continuare ad ingannare ho un respiro irregolare, da mangiare si ferma in petto e non è più il caso di parlare, mi travesto di superficie da carne da macello, mi faccio travolgere da futili disccussioni più per sentirmi uguale a tutti che per dimostrare le mie ragioni. Se fa male, nessuno me lo hai mai chiesto. Come spiegare il dolore se è proprio il dolore ad averti cullato? Puoi odiare un genitore chi ti ha sempre picchiato? Chiedi cosa significa respirare ad una persona normale. E’ nel silenzio che mi sento cosa vuoi che mi interessi di tutto il resto?

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