Tag

, , , , , , , ,

Il cielo ti sputa dall’alto del suo sapere, del suo osservare. E’ un precipitare lento, sordo, morbido. Persino tranquillo, come se sapessi già che non ti accadrà nulla. Di questo ne godi ed esplori con estrema avidità tutto quello che i tuoi occhi riescono a catturare nella discesa. A piedi pari perfori una nuvola, con un pugno ne attraversi un’altra…scendi e scendi e scendi e tutte le sfumature di blu che valichi macchiano la tua tuta da Drugo, completamente bianca. Niente bombetta, niente bretelle, niente anfibi. Continui ad essere avvolto dall’atmosfera radiosa, un tepore primaverile che ti porta a fluttuare tra l’azzurro dell’ozono e il bianco del vapore acqueo. Respiro del mondo, qualche lacrima, il giusto corso del ciclo dell’acqua. Sei un fulmine e passi attraverso il buco dell’ozono con un boato assordante. Zeus. Ti è sembrato di essere Zeus. Inizi a planare e tutto inizia ad essere, a suo modo, familiare….Il verde dell’Irlanda, i castelli della Scozia, ed ecco, eccoli la, lo spettacolo dei fiordi che sfumano di bianco sul blu scuro di un mare che, anche a non saperlo, pare freddo ed impenetrabile. Qualche Igloo, le famose punte degli Iceberg, poi la California…pare si stia staccando, le Ande, i Boschi del Canada, il coloratissimo Giappone e il diamante incastonato nel globo: L’africa. Chissà dove cadrai. No, sai per certo, come una convinzione fanatico-religiosa, che non sarà uno schianto, ma un semplice appoggio, un tonfo simpatico, leggiadro, nessuno se ne accorgerà se non chi in prossimità dell’arrivo.

Poi succede che il vento si fa forte, il mare si fa grosso. Hai imparato a camminare già da un po’ ma, di tanto in tanto, un riparo sicuro sarebbe la cura perfetta per quel velo di freddo che accarezza il sudore sulla superficie. Non ti tiri indietro affatto continuando a sfoggiare i tuoi sorrisi migliori. I tuoi occhi parlano, la tua voce solo a tratti, non ti è stato fatto dono della perfezione, poco importa, è bello sapersi far valere senza alcun dono divino. Ti regalano un gioco perfetto. Non sei più un bambino ma l’affetto che hai nei suoi confronti è fraterno, lo maneggi con cura e fantastichi di incredibili avventure, ogni giorno diverse, senza pensare nemmeno ad un dopo domani. Dormi e ti svegli, lo tratti al meglio, ti segue ovunque e tu non lo dimentichi mai, lo proteggi dall’abuso di sicurezza di alcuni, dell’invidia o la gelosia di altri. Normale amministrazione. Te ne prendi cura e più vedi altri ricoprire di solitudine e menefreghismo quel regalo più tu sei li che dai tutto te stesso per far si che quel regalo resti unico…Eppur qualcuno lo getta. Per far tutto questo , durante la discesa, ti sono state date armi. Nulla che non sia parte integrante del bagaglio di un uomo degno di tale nome. Muscoli, cervello, forza, sicurezza, integrità e i cinque sensi ad irretire la convulsa alternanza di emozioni che cominci a respirare ed immagazzinare.

Poi non hai più nulla. Cammini su una lastra sottilissima di ghiaccio, una ragnatela di crepe, sotto un liquame nero e denso pronto ad accoglierti. Il cielo è bianco, di un bianco così freddo e così privo di pericoli da non potersi fidare nemmeno di quella strana brezza fresca che, vorticosa, arriva a posarti sabbia sugli occhi. Non hai tempo di chiederti, dove sei, come mai. Sei stato privato di quelle armi, il tuo splendido dono è ormai una scatola fatta a pezzi ed in balia del vento, dell’imbarazzo, dell’invettiva delle grosse bocche che vedi sghignazzare all’impazzata, che proferiscono parole che a te arrivano come spilli: fini leggeri ma tutti insieme sanguinano. Provi a far scudo col corpo, in una frenetica danza fra te e chi non ti si presenta. E’ da svenire, è da ansimare, è da capire come poter fare. Cerchi equilibri. Una volta ti rialzi, dieci ne cadi ed è, ogni volta, più dolorosa. Poi una luce.

Lieve, soave, quasi suadente. Ti avvolge di calore, ti inietta insulina da vicino e ti sussurra all’orecchio mentre la sua splendida veste, di raso e seta, ondeggia ariosa sul tuo corpo livido di cicatrici. Il pensiero si allevia, è una luce che ti conquista, che spegne ogni suono esterno, ti protegge dalla tempesta di spilli e sangue. Porta in grembo la soluzione definitiva, la pace dei sensi, quella via più semplice che ti possa portare a smettere di doverti preoccupare come un ossesso, costantemente di tutto. Un’amica fedele, ti sorride, guarda il tuo percorso, ti compatisce e prova pena, come nessuno mai ha mai fatto. Sei arreso al suo controllo, brilla la lama al bagliore improvviso della sua vera identità. Un brivido ti percorre…cosa lasci, cosa trovi, come potrai sentirti di nuovo un Uomo se smetti di rincorrere e difendere ciò che hai? Si. Anche senza Armi, Si. Anche se quel che rimane è un involucro di stracci. I tuoi  arrendevoli pensieri sono terreno fertile per i suoi tentacoli. Ti invita a spegnere tutto, ad abbandonarti, ti promette che tutto questo avrà termine ma non svela dove ti porterà. Gli anni a soffiare controvento, a stringere gli occhi, a disinfettare la pelle e l’animo ti hanno donato, però, una lucida visione della realtà, quella da vivere il più possibile, quella che pazienza se fa schifo, comunque è mia e dovrò essere fiero di difendere.E’ nel momento in cui sei vicino ad arrenderti e ad abbandonarti a lei che trovi forze infinite, sempiterne, inspiegabili ti vestono di una corazza scintillante. Scrolli di dosso le tua parti molli, i tuoi punti deboli, la mappa dei tuoi centri nervosi torna ad essere segreta e una nuova lucidità si fa largo tra i buchi dell’inadeguatezza. Come abbattere la notte a raffiche di fiato, caldo e denso.La delicatezza del parlarne. E’ un pensiero che da vigore, ma non è la soluzione. Lo pensava il povero Werther, tra le valli della Germania…era il 1700 circa e come oggi, l’amore, rendeva l’uomo folle, pazzo di gioia, pazzo di dolore. Nonostante l’incredibile fluidità di scrittura di Goethe però, no, non penso che il giovane Werther, nonostante la sua tremenda irrequietezza dovesse in fine perdere la vita. L’arte e la solarità di un cuore puro sono andati persi e così potrebbe continuare ad accadere se ci convincessimo che tale gesto sia coraggio, amore, o vergogna. Un Uomo, degno, affronta, non fugge.

Qualcuno me lo ha chiesto. No, non ci vuole coraggio. E’ egoismo, è debolezza. Nonostante capisca le tue ragioni nonostante l’irresistibile sorriso della morte sia così terribilmente febbrile e sensuale. No caro Amico, uccidersi non è la fine di nulla, è solo l’inizio della tua vita da vigliacco. Il Segreto? Io ho sempre preferito guardare in alto, l’infinito, sperare di toccarlo con un dito nel semplice gesto di aprire gli occhi. La lastra di vetro sottile sotto i piedi. Ne sento i lamenti, tutti i giorni, cammino in punta di piedi e penso ad urlare più forte.

 

Annunci