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Ci stiamo distruggendo. Gettiamo materia grigia nell’impasto avido di sterili discussioni post-partita, quando tutto è tribuna politica e niente altro. Curiamo, amiamo, perdiamo completamente la testa arrivando ad inebetirci estasiati dall’amore che possiamo provare o che possono dimostrare i nostri amici animali. Un mondo intenso, un mondo da capire, un mondo da cui imparare e di cui cibarsi. Facciamo “Selfie” coi nostri amori a quattro zampe, quelli che reputiamo meglio degli esseri umani perché poi, spesso, è così. La cosa fa stupore dal momento in cui tutto questo trasforma noi stessi, esseri in grado di non avere la reale percezione della realtà. Giriamo le spalle a chi, al nostro fianco, urla di dolore all’interno di camere oscure dipinte da sofferenza e angoscia. Non siamo più in grado di ascoltare, sentire aiutare. Così al supermarket rimaniamo stupiti quando un commesso, guardandoci negli occhi esclama “avete bisogno di aiuto? avete gli occhi che parlano”. Facciamo in modo che tutto diventi moda o, meglio, che tutto diventi un mezzo per attirare attenzione, facili consensi, trasformandoci in stupidi bambini in cerca di superficiali attenzioni. Poco importa se per far ciò disintegriamo il microcosmo che ci circonda, se fra qualche anno serviranno nuove corde per impiccarci le andremo a comprare col sorriso, fotografandone i momenti, in attesi di “like” che non riusciranno più a gonfiarci il petto, ormai privo di ossigeno. Quello che avevamo verrà abbandonato, messo da parte, sarà li a marcire. Mondi che piangono, che soffrono intorno a noi, a due ore di aereo, a due passi dal mare divenuto tomba di un popolo e non più l’orizzonte di speranza. L’essere umano naufraga in un idilliaco spazio pubblicitario. L’essere umano assiste alla scena con giubilo e silenzioso sospiro. Domani donerà un euro per la tragedia sentendosi libero di lavarsi la coscienza con la varechina. Spendiamo soldi che non abbiamo per cose di cui non abbiamo bisogno, ma la luce dei riflettori scalda e noi che siamo ormai come serpi a sangue freddo cerchiamo di scaldare i nostri fluidi con lampade a 1000 watt. Che è poi così importante il perché dei riflettori addosso? Fino a seccarci le membra? fino a renderci ridicoli con la pelle marrone d’inverno e nuda d’estate? Ci stiamo distruggendo e lo stiamo facendo con le nostre mani, lobotomizzati da personalità che si ergono a capo di una massa fin troppo malleabile, fin troppo identificabile, fin troppo accondiscendente e senza alcuna spina dorsale. Deve essere così se ogni tipo di rincorsa viene fatta perché “chiesta” da qualcuno e non per una reale esigenza. Come arrivate a mettere i vostri volti nei volantini senza sapere nulla di ciò che ci è scritto dietro? Per la vostra brama di protagonismo vi siete fatti schedare e assoldare, vi siete fatti mettere in bocca parole non vostre, vi siete vestiti bene e non fate altro che giustificarvi di fronte a coloro che ancora hanno occhi abbastanza aperti per vedere quanto sia grottesco questo triste carnevale. Da cosa nasce questa vocazione? Da voi o dalla disperazione che avete nel non riuscire a trovare una vostra dimensione? No, non è così che funziona. Siete muratori inesperti che iniziano a costruire case dal tetto e se ancora vi riesce bene il gioco è perché vivete in un paese che permettere il condono della vostra ignoranza. Quando vi renderete conto di non aver fondamenta la poltrona guadagnata servirà a poco e la merda che avete in faccia, quella accumulata nel diventare galoppino dell’ennesima “moda” non vi si leverà dal volto per tanti e tanti anni. Siete spinti e sostenuti dall’ignoranza del branco ma la coerenza viene a bussare alla porta quando sa di trovarvi soli e le vostre giustificazioni saranno finite e del vostro angolo di favoritismi ne rimarranno briciole che saranno servite solo ad altri. Tentate l’alternativa senza sapere che essa sta nel cuore, e nel coraggio di chi ha ancora sudore in fronte e acido lattico nei muscoli per poterla costruire, cominciando, questa volta, dalle fondamenta solide di un’aspettativa che non viene da egoismi ma da aspirazioni comuni che possano aiutare una comunità intera. Siete le stesse persone infastidite dal “marocchino” al parcheggio del centro, le stesse persone che “tornassero a casa loro”, poi rabbrividite di fronte alle foto di visi di bimbi africani denutriti e circondati delle stessa merda che gettate ogni volta che non avete il coraggio di schierarvi, perché schierarsi è prendere una posizione, ostinata e contraria a questo mondo che crea più di quello che serve e che distrugge la psiche di chi ha tutto e il corpo di chi non ha nulla. Siete le stesse persone che si masturbano davanti ad un bacio saffico, che sbavate guardando due belle ragazze volervi avidamente. Le stesse persone che non riesce a vedere l’amore per quello che è e non per come si mostra, quelle che goliardicamente si apostrofano “gay”, o “frocio” come se tale stato fosse un insulto. Siamo macchine divoratrici di sogni, stupratori di libertà e democrazia. Ci stiamo distruggendo, ci stiamo mettendo una una condizione di pretesa nei confronti di un mondo la cui unica richiesta è quella di essere lasciato respirare, crescere, rivivere, nel ciclo naturale delle cose. Differenziamo i nostri rifiuti solamente per cibare il nostro egoismo, solamente per stare in pace con noi stessi. Fossimo attivisti di noi stessi avremmo già iniziato a combattere invece no. Restiamo nei salotti a commentare, ad accusarci, a fare in modo che una battaglia sia più importante di un’altra. E se unissimo le forze e cominciassimo e combatterle tutte? Se facessimo di ogni ingiustizie un’ingiustizia subita in prima persona? Nel tragicomico sistema filonazista che abbiamo instaurato, come una cappa di incudini sospese sulle nostre teste, facciamo aperitivi di sushi e campari, specialità di balena, fegati d’oca mentre nel lussuoso televisore alle nostre spalle le immagini raccontano di persone bruciate vive e la favola è sempre la stessa: I buoni contro i cattivi. Se riuscissimo a chiamare le cose come stanno riusciremmo a capire cosa, intorno a noi, sta violentemente cambiando. Gli Usa, con la coperta di Linus della Nato, si permette di mettere gli occhi e le mani su uno stato in crisi d’identità…Certo, loro, gli americani, possono, loro sono i buoni, loro hanno Capitan American, Batman, Superman e Thor. Quale la scusa questa volta? Che importa di quello che vive il popolo? Che importa se gruppi nazifascisti stanno tentando un golpe (davvero non lo sapevate? davvero non credevate a tutto questo? è vero, la stampa Italiana ce l’ha raccontata in modo un tantino diverso), brucia vive 39 persone. Per annientare le dignità non ancora abbastanza calpestata di tale popolo, il “salvatore” infila nei loro ani la bandiera Russa. Ecco il nemico. Si ma, queste cose, avete ragione, sono troppe lontane da noi per fa si che esse tocchino la nostra sensibilità. Caspita! Non possiamo preoccuparci sempre degli altri, abbiamo problemi terribili nel nostro paese! Succede che i mass media schiavi perché finanziati, in gran parte, dalla politica e a essa quindi legata a tripla mandata, con ogni mezzo che ha a disposizione distoglie l’attenzione dei reali problemi del Paese fino a distorcere una realtà piuttosto chiara e che si palesa nel suo più crudo disagio, un disagio che viene addirittura calpestato perché diventato un tappeto su cui ormai ci siamo abituati ad adagiarci, inermi. Nulla di quello che succede ha mai il sapore della realtà, così un stato pare essere schiavo di un camorrista che decide di una finale di coppa Italia di calcio. Il calcio, questo magnifico sport, un sport di un’emozione unica fino a 40 anni fa, prima che diventasse un business, prima che il carrozzone politico ed industriale mettesse gli occhi su di esso perché in grado di sfruttare la passione popolare, una passione che spesso e volentieri viene plagiata e limitata in ogni dove tanto da essere spremuta fino all’osso. Ci si scandalizza senza sapere, ci si preoccupa per i bambini quando essi vengono insultati dai genitori stessi durante le partite delle giovanili, genitori che si indignano quando poi a casa caricano i figli di aspettative, li gravano di doveri morali che non sono in grado di gestire e che si trovano a sfogare poi in altri stati, mentali, fisici che siano. Eppure le cose basterebbe viverle e poi raccontarle con distacco senza essere faziosi. Un Ultras non è un delinquente, queste parole non sono sinonimo l’una dell’altra. Lo sono forse diventate, forse lo sono diventate perché massa di persone ribelli, in grado di pensare sono un pericolo ed è meglio limitarle. Forse i tifosi fanno comodo a casa, esse non creano problemi, anzi…pagano il loro abbonamento ingrassando le pance di chi sta sopra. Cosa è vero e cosa è falso allora? Sembra truce e non uso altre parole, che ad oggi dobbiamo andare a cercare la verità, che essa non ci venga detta come meritiamo. Pagheranno i ragazzi che vivono la loro passione ogni singolo giorno e alla lunga gli stadi si spoglieranno dei colori e si vestiranno di delinquenti, quelli veri, in giacca e cravatta, seduti, con le mani sporche di ben altri fluidi. Il calcio, lo sport, quello popolare sta rinascendo dalle sue ceneri, nei campi minori, senza restrizioni, in cui il rispetto è tornato ad essere un punto di portanza, dove non c’è differenza tra chi tifa e chi gioca, dove non ci sono società quotate in borsa disposte a tutto pur di lucrare sui propri tifosi. La passione vive di contraddizioni, di istinti, di impulsi, dell’incredibile e mirabolante voglia di emozionarsi, per un abbraccio, per un goal, per una trasferta con degli amici, dei fratelli. Cento imbecilli non possono ledere la libertà altrui di dichiarare al mondo la voglia di libertà che ha una massa, per una volta unita, in nome di qualcosa che la tiene viva. Di questo non se ne parla…Non si parla di quello che vivono i ragazzi che popolano questo ambiente, le loro vite, a tutti sembra giusto sputare sentenze, spesso senza sapere, per molti è giusto parlare di questo dimenticando che la natura ha travolto città e ha portato via con se delle vite, che c’è chi nuota nel fango o chi vive nelle fogne, dimenticando che i nostri padri non hanno un lavoro, che noi, figli di quest’epoca infame e sputata non conosciamo pace, baciamo l’inquietudine e stringiamo la mano alla paura, eterna compagna di viaggio verso un futuro che si tinge di una dittature che si nutre del nostro disinteresse, che fa della nostra disattenzione il punto di forza per distrarci da ciò di cui abbiamo bisogno. Ci stiamo distruggendo, disgregando, non riusciamo più a trovare i pilastri e le fondamenta su cui costruire una piattaforma sicura da cui partire o ripartire. Non si ha rispetto nemmeno nei confronti della morte, nessun rispetto per colori diversi i cui sentimenti sono identici ai nostri, rispetto per delle madri dagli occhi intrisi dal sangue dei loro figli uccisi a bastonate da uno Stato completamente assente, incapace di farsi rispettare e per questo aggressivo in ogni modo, senza distinzioni. Deve, uno Stato civile, saper distinguere e punire chi merita, lasciar vivere e nei pieni diritti chi è innocente. Delinquenti si, perché un delinquente se può essere Ultras può essere anche poliziotto, che continua ad uccidere ad ogni applauso dedicato ad assassini di anime innocenti. Torniamo ad essere fondamentali. Basta regimi, di qualsiasi colore. Torniamo ad essere umani. Torniamo a pensare. Viviamo la vita sulla pelle, crediamo in ciò che facciamo e rispettiamo la storia di ogni cosa intrisa di racconti che hanno dipinto la vita che viviamo. Ricominciamo a dare alle emozioni, alle passioni e alla vita il giusto luogo, ed il giusto peso. Non è possibile…ci stiamo distruggendo.

 

https://www.youtube.com/watch?v=LGU8yjjJXD8

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