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Aldilà di tutte le menate possibile, aldilà di tutte le storie, probabilmente inutili, che ci facciamo ogni santo giorno. Aldilà Del fiume, aldilà del cielo e del clero e del credo, aldilà di paranoie agitatrici di mattina o pomeriggi o notti insonni. Aldilà di partite truccata o perse, aldilà di nauseabondi discorsi sulla moralità, aldilà della cortina di ferro del possedere. Aldilà della fantasia, dei dispetti tra fratelli che si trasformano in concentrati di credibilità complicità. Aldilà degli equilibri instabili su cui sembra reggersi un tempo troppo moderno e allo stesso tempo troppo angusto e antico che si canalizza sotto pelle. Strati di pelle morta, strati atmosfera viziata da un mondo che respira a tempo con la bramosia e l’angoscia di non vivere abbastanza. Aldilà della sete, aldilà degli istanti sputati sui vetri della automobili che ci portano lontano dagli incubi o mai troppo vicini alla realizzazione di idee o sogni impacchettati in freddi pomeriggi d’estate. Aldilà di ogni patetica discussione, di ogni prigionia vissuta, vivente o morente che sia. Dai, aldilà del buio, della luce, del giorno e della sera. L’alba che arriva e il giorno che verrà. Aldilà delle divisioni interne, esterne, contingenti ai nostri affari più stretti e affetti dai nostri più incredibili e morbosi attimi di resina a cui appicchiamo le nostre buone intenzioni. Aldilà dell’approssimazione o della più fuciliera pignoleria e mitragliante militantismo da tastiera. Aldilà delle proprie guerre personali e dei personaggi bacchettoni a antipatici che ti si presenteranno davanti. Aldilà del percorso, del cammino, aldilà c’è un arrivo o una nuova partenza o un ansimare preciso e psicadelico. Da farci una canzone. Anzi due. Proiettili di sagge decisioni sibilano tutt’intorno, scudi non ne abbiamo e sbagliare, si sa, si fa sempre in tempo e di dubbi bastano i nostri. Al rinunciare sono abituato, alle umiliazione probabilmente non mi abituerò mai. Aldilà del tempo che scorre e sembra lento e invece è veloce. Come fai ad andare aldilà? Aldilà degli attimi, aldilà dei secondi e delle ore e dei giorni, barricandosi in casa o in casse o in vestiti che ci cuciamo addosso il meglio possibile in base a situazione suadenti o spigolose che siano. Perchè ringraziare? Chi ringraziare? Perchè svegliarsi senza lamenti sempre uguali e perchè cantare senza motivi di apparente elasticità emotiva? Per il fantastico dono del domani. Un’altro domani, un’altra opportunità che dipende e che dipenda da noi, solo ed esclusivamente da noi e di esclusivo uso o ingresso solamente a chi riteniamo all’altezza di danzare in punta di piedi nel nostro spazio fisico e temporale. gente col coraggio del pugno in faccia se necessario, pronto alla carezza in caso di mancanza. La spiritualità non ha ragione d’esistere se un domani è possibile, se ogni sera non soddisfa le aspettative del giorno appena trascorso. Possiamo rimediare, ricominciare, risorgere…ancora e ancora e ancora…è un dono. Per tutti quei domani che sono ieri e per tutti quelle alba da raggiungere, coi nostri mezzi, le nostre armi, la nostra gente e, soprattutto noi. Sempre lucidi per capire che ogni cazzo di giorno è una cazzo di opportunità da non buttare che alla fine i giorni finiscono e non si è combinato niente. One life, one chance.

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