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Un odore stantìo, quel velo di polvere ad imbiancare qualche vecchia mensola, qualche vecchio libro, qualcosa messo da parte. Un vetro appannato, all’angolo una ragnatela sul lato opposto un pezzetto di nastro da pacchi marrone tenta di limitare il sanguinamento d’aria di una vecchia soffitta carica all’inverosimile di tutto ciò a cui non possiamo dare valore. Uno specchio, anch’esso velato dal tempo trascorso senza nessuno in cui riflettersi giace, addormentato, dalla parte opposta dei tuoi svaghi, dei tuoi viaggi concentrati al centro del mondo, al centro della tua isola che non c’è. Che c’era e ora non c’è più. Il valore delle cose perse e poi ritrovate. Il colore della tue pelle che riempie le parti più limpide di quello specchio. Grazie ad esse riesci a guardarti negli occhi. Preciso, integerrimo, pare prenderti in giro, pare un mimo accartocciato e arrugginito, dai contorni non ben definiti. Lo sporco sembra meno immerso nei tuoi movimenti lenti e cauti. Lo abbracci, lo raddrizzi un pò. Pensi a quante persone è stato quello specchio. Per essere solidale con lui, anche tu inizi a riflettere. Rifletti sul fatto che A nulla e a nessuno importa nulla di quello che sei. Tutti sono interessati alle tue doti, alle tue parole di riempimento, delle tue conversazioni inutili, alle tue chiacchiere da bar. Tutto il resto non fa reale curriculum, non arricchisce il peso specifico che hai all’interno della massa. Così ad ogni esaurimento scorte tu rimani all’angolo chiedendoti come mai non arrivi una domanda di vero interesse, come mai non conti nulla il saper vivere. Tutti, e pochi altri, danno prezzo e valore al sopravvivere, allo stare a galla, in modo da dare per scontato il vivere stesso. Il battito del cuore dico. Ci fermiamo mai ad ascoltarlo? é uno spettacolo, uno spettacolo che non si ferma fino a quando il sopravvivere sarà inutile e tornerà di modo il vivere e basta. Cosa so fare? Cosa ho imparato da tutto il circondario? Da tutto questo girare di pianeti e nuvole? Io non mi intendo di vini e brindisi non ne posso fare. Io di Automobili non ne so nulla, di calcio qualcosa, non so come si paga una bolletta della luce, non so leggere il contatore del gas, a volte ho paura del buio e spesso mi sono sentito solo. Io non sono stato in America e non posso trasferirmi. Non avuto un migliore amico all’università e nemmeno un coinquilino, non so cosa sia il “nocciolo centrale di inerzia” eppure lo dovrei sapere. Sono geometra. Ecco io di tutte queste cose da curriculum di uomo non ce le ho e il senso di inadeguatezza mi opprime ogni volta. Poi in soffitta mi specchio mettendomi sulle spalle una felpa mai troppo infeltrita per distaccarmi dall’affezione che ho di lei, del calore che mi da indossarla. Mi specchio e rifletto. Divertito penso che si, è vero, potrei fare di meglio, potrei mischiarmi a questa vita qua ma, anche se sembra non contare nulla nulla, io dopotutto, so vivere, sopravvivere, resistere, ripararmi dai guai, affrontarli e farci amicizia. Io so scherzarci su e perdere a nascondino perchè dell’occhio sinistro non vedo. Già, avete ragione voi, tutto questo rimane in soffitto a far la muffa oggigiorno. Perchè spesso Non si hanno argomenti, si rimane in silenzio e si risulta antipatici. Già, avete ragione, tutte queste cose non aiutano a portare a casa uno stipendio nonostante siano costate scorrere di giorni all’infinito, lenti e agonizzanti, sorprendenti e sorridenti minuti di nulla e vuoto attorcigliati in mille insenature di microgioia. Durante il tuo lavoro tutto questo non conta, durante i sabati sera non conta nulla, nulla è mai contato o servita a scuola, nulla di tutto questo è quantificabile, nessun bagaglio di estremo valore reale. Eppure per te è tutto, tutto quello che sei, esattamente come tutti quei cari e vecchi ricordi ancora custoditi in soffitta. Provi a sorridere mentre scendi le scale, un raggio di sole che filtra da quella toppa di nastro adesiva fa in modo che tu possa capire che l’essenziale scorre in te e te ne puoi cibare ogni volta che ne senti il bisogno. Vivere lo sai fare. Ora impara a sopravvivere e fa quel buon viso di cui la gente ha bisogno per sapere che non stai soffrendo, che sei li con loro. Tra ragnatele e odore di vinili e vecchie coperte si sdraiano le tue più grandi conquiste e i tuoi più preziosi doni, le incisioni più lievi e profonde, stirano i muscoli le tue più grandi doti che mostrerai solo quando ne avrai necessità…che mostrerai solo a chi, come te, sa come si sta ad avere “tutto” per poi trovarsi il niente tutto intorno.

Vivere non fa curriculum e il sopravvivere strizza l’occhio all’inganno.

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