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La patina biancastra che la salsedine forma sulla pelle dopo un buon tuffo in mare stringe la pelle. Sembra volersene nutrire. Qualche spruzzo di acqua dolce aiuterà a lavar via quel calcare che a pelo d’acqua riesce a farci respirare, quel calcare che, a pelo d’acqua, impedisce al morto di annegare, al materassino di affondare e al sole, ma questo chi lo sa?, di luccicare su di noi fino a renderci più belli. L’essere baciati dal sole non è un privilegio, è un diritto. Esistono chiavi di ogni tipo. Chiavi che aprono porte, portoni, cancelli. Chiavi che aprono lucchetti, chiavi che mettono in moto auto, scooter e moto. Chiavi che aderiscono alla loro asola, da quella forma sempre un pò strano, come quella salsedine fa con la nostra pelle. Esistono chiavi nel cui credere sta il segreto della loro realtà. La chiave del cuore nostro o di quello altrui. La chiave di volta. La chiave dell’arcano, la chiave della città o quella del lucchetto del mistero. Esiste la chiave dell’universo intero. Sospettiamo la perdita di chiavi come un fastidioso imprevisto e mentre la materia ferrosa di cui sono fatte le riporta nelle nostra mani o nelle nostre tasche perchè smarrite semplicemente dalla nostra sbadataggine, il non trovare affatto alcuna chiave di volta, alcuna chiave del cuore, alcuna chiave dell’arcano, potrebbe creare molti più disagi di un semplice smarrimento. Trovare il chiavistello per l’apertura del cuore del mondo potrebbe soccorrerci e riuscire a comprendere alcune ferite. Poi, che se ne dica quante più ne abbiamo. Non sono affatto convinto che il chiudere a chiave sia sinonimo di sicurezza. Tal cosa è direttamente proporzionale al credere che il gesto della chiave possa andare aldilà del suo freddo tatto. Comunque. Una chiave ha l’odore del ferro se la si annusa con la superficialità i uomo medio. Una chiave ha il sapore, e l’odore di una “Ciao”, di un “arrivederci”, di fantastiche partenze, di tasche piene e di mondi nei mondi nei mondi di altri mondi. Sempre a stretto contatto con noi, sempre a stretto contatto con tutte quelle cose tremendamente importanti da non poter mai lasciare andare senza noi appresso. Una chiave ha il cuore di casa, una chiave ha il cuore di chi la pulsa, di un ingresso stanco o trionfale che sia. Una chiave separa il veloce dal lento, il dentro dal fuori. Una chiave, racchiude in se tutto ciò che scorre dentro chi la muove, potrebbe dare al suo proprietario sensazioni nuove o quotidiane di cui sente il viscerale attaccamente. Vedere una chiave, semplicemente come un pezzo di ferro sarebbe un pò come considerare una casa, un insieme di muri. No, affatto, una casa respira nei respiri di chi la vive. Una casa è fatta di persone e non di muri. Che confini vuoi dare ad una persona, o più persone? E’ bello immaginare di avere case infinite che si allontanano molto più rispetto al colore dei muri che fermano il nostro sguardo. Sporcarle di salsedine, le chiavi dico, potrebbe essere utile a dare al nostro mazzo quell’idea di “vissuto” che meritano. Un bel portachiavi a tenere insieme i nostri posti e nostri mezzi, un bel portachiavi ricordo di ogni ora passata a vivere, vicino o lontano, che differenza fa se “casa” è ovunque sentiamo quella sensazione di “bene” che pervade il nostro stato d’animo. E allora è giusto considerare quelle chiavi immaginarie come quelle più importanti del nostro “mood”, quelle capaci di farci rientrare a casa ovunque siamo e ovunque siamo, il cancello dello scorrere lento merita di essere aperto. E’ importante chiedere permesso, forzare serrature porta alla morte le certezze.

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