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Non c’è spazio per i giusti. Sulle strade, sui prati, nelle piazze, in città. Non c’è spazio. La calca opprime il fiato, l’acqua non scorre, si creano paludi conformi alle regole mondiali della cattiveria, dell’egoismo, del menefreghismo. Non c’è spazio e sembrano finite le parole. Puoi averne, vorresti un letto dove possano riposare muscoli e ossa. Non c’è più spazio per chi ci prova, per chi non si accontenta, per chi ha l’istinto di reagire. Non c’è più spazio per passeggiate, per vele spiegate al vento , per l’aprire con fiducia la porta senza chiedere chi è. C’è abbastanza spazio per subire invece, possibilmente in silenzio e senza disturbare che i problemi degli altri sono sempre più grandi dei tuoi. Non li mettere nemmeno in paragone. Sarcasmo. Nella calca, carne da macello, non più persone ma cose, poi chiudersi e lasciare tutto fuori, come esistessero interrutori. Acceso e spento e, anche questa decisioni, sempre nelle mani degli altri. Non c’è spazio nemmeno per un sogno, nemmeno per uno. Ci si accontenta di boccate di aria fresca quando ce ne sono con l’inesorabile sicurezza di non avere nemmeno lo spazio per sbagliare. Sempre perfetti o niente. Perfetti. Difficile esserlo se nessuno ci dice come fare. La pretesa è quello di esserlo oppure? carne da macello. Che tanto dietro le persone non c’è nulla, non c’è mai nulla. Sarcasmo. Forse l’errore è quello di aspettarsi qualcosa di più dagli altri. Se verrà, sarà solo una fantastica sorpresa. Dai affogatevi nel vino e veniteci a raccontare quanto sia stato divertente. Certo sarebbe molto più semplice fare come tutti, qualche volta, però, è bello fare anche come piace a noi, l’opinione che gli altri hanno di noi dovrebbe essere spodestata, continua ad avere troppo potere e, noi, non siamo ancora capaci di fare spallucce e guardare avanti. Dopo tutto, anche il carcerato cosmico subisce il fascino del suo peggiore aguzzino.

Nessuno sarcasmo. Verità. Anche se la libertà è a portata di mano.

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