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Tratto da “Viaggio” di Simone Gabrielli.

“…Cosa ancora mi avrebbe potuto impedire di raggiungere, non un sogno, qualcosa di più. Un rincorsa a perdifiato per cui veramente hai sudato e sputato sangue. Per cui hai preso milioni di miliardi di milioni di gocce di pioggia. Miliardi di milioni di miliardi di montagne di merda in faccia. Con la pioggia, la neve, il vento. I disastri in famiglia e i tuoi viaggi in ospedali e cliniche e sangue che viene e sangue che va. Nonostante tutto questo ancora il dubbio. Il dubbio che tutte le cose che mi stavano attorno in quel momento potessero essere un buon motivo per restare. Per rimanere ancora prigioniero di una ragnatela, fitta, d’acciaio, invisibile. “Vaffanculo”. Pensai. Era diretto a me, che, nonostante tutto, ero ancora sommerso dai dubbi. Quell’insulto mi aiutò a trovare la giusta cattiveria. La grinta di sempre. Nulla di tutto ciò avrebbe dovuto trattenermi. Tutto il freddo sentito. Tutte le umiliazioni subite. Tutte le volte che mi sono sentito solo. Tutte le volte che mi sono sentito nudo. Tutte le volte che mi sono sentito abbandonato. Tutte le volte che, chiedendomi perché, non arrivava risposta. Tutte le volte in cui mi sono sentito inutile e sottovalutato. Tutto gli infami del mio lavoro di merda. Tutte le porte chiuse in faccia. Tutti gli amici che ora sono i miei primi nemici. Tutti quelli che mi hanno dimenticato. Tutti quelli per cui non sono mai esistito. Tutto il sangue vomitato nei cuscini. Tubi di plastica che non conoscevano nemmeno il mio nome. Tutti gli aghi che credevano di farmi male e che invece mi hanno solo reso resistente al dolore. Tutti quei tagli. Tutti quelli che credevano di sapere. Tutti quelli che credono, tutt’ora, di sapere e invece non sanno nulla. Nessuno, di me , potrà mai sapere tutto. Tutte le notti in cui il pianto e la rabbia li ho soffocati nel cuscino grondandolo di disperazione. Tutte le persone che hanno sofferto con me. Tutti i sogni puntualmente infranti. Giocare a pallone. Nuotare. Disegnare. Per tutte le volte che il panico mi si è affiancato e per tutte quelle volte che quelle gocce amare hanno provato a placarlo. Tutti le righe bianche e nere delle autostrade che mi hanno visto passare e ripassare per farmi avvolgere da camici. Tutte le volte che ho cominciato frasi cercando di spiegarmi pensando che chi avevo davanti potesse capire. Tutte le volte che chi avevo davanti mi ascoltava anche se non capiva. Tutte le volte che chi avevo davanti non ascoltava non capiva e mi lasciava li. Tutte le occasioni perse. Tutte le esperienze perse. Tutti i giorni di vita da persona normale perduti. Tutte le cazzate con gli amici solo immaginate. Tutti i maledetti e tremendi sforzi per essere al pari degli altri. Tutte le volte che sono partito sconfitto per poi tornare vincitore. Per tutte le volte che ho perso e basta. Tutte le volte in cui avrei avuto bisogno davvero e nessuno c’era. Tutte le stramaledette volte che ho incrociato le mani provando a pregare e nessuno al mondo o nell’universo intero mi ha raccolto. Tutte le volte che ho esultato. Tutte le volte che sono rimasto deluso. Tutte le maledette volte che, quando me la cavavo, era merito di Dio e quando invece mi succedevano i peggio disastri la risposta era “la vita è così”. Tutte le volte che guardando chi mi ha aiutato a vivere non ho letto domande, non ho visto risposte. Ho visto solo la voglia di trattarmi solo e solamente come uno di loro. Per quel ragazzo che sicuramente non voleva morire, sicuramente non lo meritava ma che ora vive in me. Tutte le volte a cui a lui ho lanciato il mio pensiero sussurando  “grazie”. Per tutti questi motivi non potevo restare. Dovevo partire. Per chi in me aveva creduto, per chi con me aveva sofferto. Chiusi la porta della mia camera poi quella di casa. Questa volta chissà quando sarei tornato. Questa volta non stavo rischiando di perderla la vita. Piuttosto di andarmela a prendere…”

“…Non bere poi devi bere. non uscire che è freddo poi esci che ti fa bene. Stai attento a come pisci. Pisci bene? Pisci male? Se urini bene è bene se urini male potrebbe non andare ma potrebbe anche non essere niente, facciamo degli esami. Gli esami vanno bene, gli esami non vanno bene e non sappiamo cosa è. Gli esami vanno male ma sappiamo cosa è. Da questa cosa non si guarisce. Da questa cosa si guarisce. Da questa cosa si guarisce solo a metà. Questa cosa può riproporsi. Stai attento poi lasciati andare. Dialisi poi trapianto ora andrà meglio poi meglio non va. È normale il tuo corpo si deve assestare. Il tuo corpo si assesta ma la malattia ha lasciato dei gravi danni. Alcuni regrediscono altri non regrediscono. Non suonare, suona che ti fa bene. Non pensare, pensa a quello che fai. Stai attento, vuoi vivere? Lasciati andare lo fai per vivere. Torna tardi, torna presto, torni?Non torno. Domani esci dall’ospedale poi non esci per precauzione. Domani vai a casa però non ti muovere, riposati non sudare se esci esci con calma non fare quello non fare quell’altro…posso ritornare in ospedale? In ospedale non sai cosa fare ti senti solo. in ospedale ti senti a casa. Fai le analisi, fatti controllare. Stai tranquillo non è niente poi andiamo al pronto soccorso. Ambulanza non ambulanza. Secondo voi fa che esco? Non lo so fa te non ne voglio sapere niente. Sei stato male rinuncia. RINUNCIA. Mi faccio operare? Se vuoi puoi operarti se non ti da fastidio non c’è bisogno. Ma mi devo operare o no? Indecisione. Sole giallo ciello azzurrissimo vetri sporchi occhi blu, occhi verdi occhi appannati cuore grigio. Tranquillo non fa male. No non fa male è solo fastidioso. Fa male. Lo so è difficile ma devi reagire. Non ce la faccio più, si che ce la faccio, no non è vero ma si ce l’ho sempre fatta. Sei forte, no non lo sono. Fatti guardare gli occhi fatti controllare gli occhi. Fatti controllare il cuore. Fatti controllare la pressione. Fatti controllare il braccio. Fatti controllare i reni. Fatti controllare la ferita. Fatti controllare il pancreas. Fatti controllare le gambe. Fatti controllare la pancia. Fatti controllare il cervello. Fatti controllare i nervi. E’ meglio andare giù così stai tranquillo. Andiamo giù? No non c’è bisogno. Allora?cosa hai avuto? Come stai?LA DOMANDA Più DIFFICILE DEL MONDO. Voglio partire non puoi partire voglio giocare non puoi giocare vuoi guardare non puoi guardare voglio alzarmi non puoi alzarti voglio andare a casa non puoi andare a casa voglio andare alla partita non puoi andare alla partita voglio andare al concerto non puoi andare al concerto voglio fare il tatuaggio non posso fare il tatuaggio voglio fare il piercing non puoi fare il piercing voglio andare via non puoi andare via poi quando puoi andare via non riesci ad andare via poi quando sei via devi tornare e se vai via hai paura di star male. Se fai qualcosa che ti piace prima stai bene poi stai male. Voglio andare a lavorare non puoi andare a lavorare non voglio andare a lavorare devi andare a lavorare voglio essere il migliore non puoi essere il migliore. Riesci a fare così? Si ci riesco ma mi fa male. Stai buono e riposati non voglio riposarmi…lo farai ci saranno altre occasioni…non lo farai più non ci saranno altre occasioni. Sai quante ce ne sono? No…non so quante ce ne sono. Umiliazioni ti riprendi ancora umiliazioni risate dietro le spalle tieni tutto dentro, butta tutto fuori…cerca di vomitare non provocarti il vomito. Piangi poi non piangere ridi ma cosa ridi? Pulito o distorto? Paura di star male. Vincere quasi mai, perdere quasi sempre. Ho bisogno di parlare non c’è nessuno poi “hai bisogno di parlare?”no non ho voglia di parlare. Voglio andare a casa. Essere a casa e avere l’impressione di non sentirsi mai a casa. Maglia rossa capelli biondi occhi blu brillano è il cristallino nuovo. Stai attento a non ingrassare poi devi mangiare che così non va bene. Bevi di più bevi di meno.Voglio ubriacarmi non puoi. Voglio perdere la testa non puoi perdere la testa e anche se la perdessi faresti di tutto per tornare a cercarla. Fai sport non riesci a fare sport. Voglio fare sport non posso fare sport. Voglio giocare a pallone, nervi della gamba tranciati, voglio disegnare, problemi agli occhi, voglio suonare, operazione al braccio, voglio partire…coma. Coma? Vivo o morto? Prima vivo poi morto poi ancora vivo e poi? Sopravvissuto. Nella sfortuna sei stato sfortunato. Se non fosse che non puoi bere, mangiare, andare via tre giorni con chi vuoi stare attento a fare l’amore, non perdere mai il controllo essere vigile ricordarsi le punture le pillole le visite l’acqua non riesci a correre non puoi sbatterti non puoi prendere colpi alla pancia, la tua vita tutto sommato è normale. Nella sfortuna sei stato fortunato. Nella fortuna sei stato sfortunato. Oltre il danno anche la beffa e la fortuna nella fortuna mai. Domani ti vengono a trovare poi non viene nessuno. Non voglio vedere nessuno e tutti vengono a trovarti. Tre dottori per darmi un supradin…”

Vivere sul filo del rasoio ed essere obbligati a guardare l’orizzonte, vedere all’orizzonte la serenità impiccata ad una quercia, tu che ti sforzi per salvarla, più ti sforzi più ti sbilanci. Spero solo di arrivarci in tempo e di trovarla ancora immobile si, ma ancora a respirare.

 

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