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Arriva e scema sul fine settimana come un sipario su uno spettacolo appena finito. Ne copre la visuale lasciando ad attori e protagonisti il bel ricordo di un pubblico caldo e scene memorabili. Il pubblico stesso come piccoli affluenti in piena, raccoglie i propri detriti e si accinge al più confortevole letto di casa. Arriva, senza poterlo ritardare, senza poterlo poi ingannare granchè. Quello che puoi farlo è passare qualche ora allontanando la noia e qualche pensiero di troppo. Quello che puoi fare è stare con un sorriso a mezz’aria per qualche bella sorpresa che il week end ti sta lasciando, quello che puoi fare è una pizzata con gli amici. Qualche chiacchiera, le ultime risate, piccole confidenze, ripercorrere con lucidità lo scorrere delle ore delle sera prima, bagnate da pioggia, alcool o risa. Quello che puoi fare è estraniarti dlla confusione e tenerti addosso chi ti ama e tremendamente lontano chi ti odia. La domenica pomeriggio è della tuta, del pigiama, dell’acqua e dei riflessi rallentati. La domenica sera arriva accompagnata dal tramonto e porta sè un pizzico di malinconia. Annoia un pò e porta il cervello alla scrivania del lavoro, a quelche commissione lasciata in sospeso. Si torna a schiacciare “Play” a qualsiasi cosa, il venerdì sera, abbiamo lasciato ad attenderci. Credevano di potergli sfuggire, come se si potessere dissolvere. Poco importa, è stato bello. Prendersi un pò di tempo, accarezzare a dovere la domenica pomeriggio doverosamente opportuna. Con un antro di blasfemia a perseguitarci potremmo pensare che Dio la sera prima di riposarsi e di additare alle sacre scrittura il timbdo di “Giorno del Signore” alla domenica, deve aver fatto proprio una bella sventola con gli amici suoi lassù. Chi dio è un Dio che non ha amici? E Un Dio che non sa cosa significhi L’amore e il calore di un corpo vicino al suo? La domenica è opportuna, è vero, ma è anche il giorno per ricordarsi della propria situazione, bella o brutta che sia. Chiusa la porta di casa, finita la passeggiata, ripreso ognuno il proprio letto un pò di tristezza sale, per qualcuno, un pò di tristezza potrebbe salire. Si prende un pezzo di pizza al taglio, si mangia insieme, si scherza, ci si prende cura l’uno dell’altro, le luci si spengono e di voce ne tiriamo fuori poca. Guardiamo un Film. Si intitola SILENT HILL e a me un pò di ansia sale. Si, i film dell’orrore mi spaventano? Che ridete? Magari a voi fanno paura gli Hooligans. A me no, a me loro piacciono, sono loro amico. I Film dell’orrore no, mi spaventano sempre un pò. Decido di provare e ad ogni scena brutta apro a ventaglio la mano sugli occhi creandomi uno spiraglio perchè poi, in fondo in fondo, mi piace vedere che succede. Mi assicuro che il respiro di chi mi sta accanto sia tranquillo. Il sonno sale e devo tornarmene a casa. Cammino in fretta, mi guardo alle spalle. C’è un pò di nebbia, proprio come nel film. Nel garage tossisco e faccio un pò di rumore, come se tutto questo potesse fermare le intenzioni di mostri o squilibrati di ogni ordine. Salgo in ascensore. “Sono salvo” penso. Sulla sedie i vestiti per domani, mi infilo sotto le coperte, l’ultimo messaggio a chi ho lasciato a malincuore pochi istanti prima. Chiudo gli occhi e nel torpore guadagnato dalla vita in questi due giorni mi addormento insieme a tutto quello che mi porto dentro. Vaffanculo Silent Hill, non mi fai paura.

La domenica sera è così, una tacca sul muro e pronti a ricominciare.

 

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