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Tutte le volte che mi sono sentito nudo. Tutte le volte che mi sono sentito abbandonato. Tutte le volte che, chiedendomi perché, non arrivava risposta. Tutte le volte in cui mi sono sentito inutile e sottovalutato. Tutto gli infami del mio lavoro di merda. Tutte le porte chiuse in faccia. Tutti gli amici che ora sono i miei primi nemici. Tutti quelli che mi hanno dimenticato. Tutti quelli per cui non sono mai esistito. Tutto il sangue vomitato nei cuscini. Tubi di plastica che non conoscevano nemmeno il mio nome. Tutti gli aghi che credevano di farmi male e che invece mi hanno solo reso resistente al dolore. Tutti quei tagli. Tutti quelli che credevano di sapere. Tutti quelli che credono tutt’ora di sapere e invece non sanno nulla. Tutte le notti in cui il mio pianto e la mia rabbia l’ho soffocata nel cuscino grondandola di disperazione. Tutte le persone che hanno sofferto con me. Tutti i sogni puntualmente infranti. Giocare a pallone. Nuotare. Disegnare. Per tutte le volte che il panico mi si è affacciato e per tutte quelle volte che quelle gocce amare hanno provato a placarlo. La notte insonne, muscoli come pietra, il respiro che non da aria, piuttosto blocca, immagini scorrono davanti agli occhi e tu costretto a riviverle. Costretto come Alex, in Arancia meccanica. Ne hai la nausea e ne avrai sempre. Conati ma lo stomaco è di pietra e non si attorciglia nemmeno un secondo. Si blocca il petto, si inietta paura nello strato fra la ragione e il vagare completamente assenti. Ti inchiodano al letto, ti attaccano. Si blocca il cuore, lo vorresti quasi strappare. Fa brutto. Tutti le righe bianche e nere delle autostrade che mi hanno visto passare e ripassare per farmi avvolgere da camici. Tutte le volte che ho cominciato frasi cercando di spiegarmi pensando che chi avevo davanti potesse capire. Tutte le volte che chi avevo davanti mi ascoltava anche se non capiva. Tutte le volte che, chi avevo davanti non ascoltava non capiva e mi lasciava li. Tutte le occasioni perse. Tutte le esperienze perse. Tutti i giorni di vita da persona normale perduti. Tutte le cazzate con gli amici solo immaginate. Tutti i maledetti e tremendi sforzi per essere al pari degli altri. Tutte le volte che sono partito sconfitto per poi tornare vincitore. Per tutte le volte che ho perso e basta. Tutte le volte in cui avrei avuto bisogno davvero e nessuno c’era. Tutte le stramaledette volte che ho incrociato le mani provando a pregare e nessuno al mondo o nell’universo intero mi ha raccolto. Tutte le volte che ho esultato. Tutte le volte che sono rimasto deluso. Tutte le maledette volte che, quando me la cavavo, era merito di Dio e quando invece mi succedevano i peggio disastri la risposta era “la vita è così”. Tutte le volte che guardando chi mi ha aiutato a vivere non ho letto domande, non ho visto risposte. Ho visto solo la voglia di trattarmi solo e solamente come uno di loro. Per quel ragazzo che sicuramente non voleva morire, sicuramente non lo meritava ma che ora vive in me. Tutte le volte a cui a lui ho lanciato il mio pensiero sussurando  “grazie”. Tutte le volte che l’immergermi nei meandri della mia mente vivo male, troppo male un passato crudo. E’ come correre, allo stremo delle forze e non riuscire a fermarsi. E’ tragico, ad un passo dallo spegnarsi, vorresti urlare, vorresti urlare spaventosamente, urlare solo urlare. Ma è come nei sogni, urli e non esce voce. Tutte le volte che non è stata colpa mia ma, a pagare, è stata comunque la membrana in cui sono racchiuse sicurezza e calma. Non credo sia giusto, accetto, faccio il meglio possibile. Solo che fa freddo nella stanza dell’ecografia, solo che quando ti controllano la vista lo sguardo va oltre tutto quello che c’è stato. Solo che quando misurano il tuo sangue, hai sempre paura che pesi troppi. Angoscia, panico, violenza. Solo quando diventi di pietra ti rendi conto che il respirare non è cosa poi così scontata. Quando l’aria torna a riempire i polmoni prometti a te stesso che ti ricorderai di respirare. Sempre.

 

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