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Voglio uscire di qui. E andarmene. Non so se mi interessa sapere dove, voglio solo andarmene, scrollarmi di dosso questa pelle, questa staticità e correre. Vorrei ci fosse un’uscita, vorrei ci fosse una via d’uscita che mi porti sulla strada di casa, ma veramente casa mia. Casa mia, al momento, la tengo per mano spesso. Tenendo stretta quella mano, mi sento a casa, a casa mia. E’ che voglio andarmene, vorrei fare disegni nel cielo con un dito e fare in modo che prendano vita. Vorrei fare una passeggiata infinita. Vorrei conoscere gente diversa e non la solita noia. Vorrei smettere di risolvere casini, vorrei smettere, per un secondo, di preoccuparmi. Vorrei andarmene, prendere un aereo e aver la serenità di poter decidere quando tornare perchè tutto è a posto: Ho una casa, due vasi di fiori, qualcosa in frigo da mangiare e qualcosa con cui scrivere. Vorrei infonderti sicurezza, come piccole iniezioni, indolori, stringerti e non dirti nulla che tu lo sai che, quando non dico nulla, non è che non ho nulla da dire. Anzi. Voglio andarmene, voglio portare con me il significato di tutte quelle parole che non mi dici e mi fanno impazzire e mi piacciono che non ti posso spiegare quanto. Voglio andarmene e salutare soddisfatto tutte quelle stesse identiche cose con cui sono stanco di avere a che fare. Voglio la leggerezza in testa e la pesantezza sulle gambe. Voglio venire li, ora, senza pensare alle conseguenze, voglio fiondarmi da te con la velocità di flash, voglio farti brillare gli occhi, farti arrabbiare un pò e spiegarti il mio piano per renderti felice. Voglio arrivare stremato a fine giornata ma che almeno ne valga la pena. Non come ora che le soddisfazioni sono un convincersi che le cose andranno meglio. Voglio dipendere da noi e non da chi fa finta di farmi vivere. Voglio lavorare forte, a testa bassa, prendermi quello che mi spetta. Voglio andarmene, affacciarmi alla finestra e avere chiara l’aria da respirare e l’aranciata da bere appena svegli. Voglio lasciare, non questo luogo, o magari un pò si. Voglio lasciare, non un luogo ma una situazione che non permette quasi più nemmeno di sognare. Voglio un bimbo che piange nella notte e voglio che mi prendi in giro perchè “non cambierò proprio mai.” Poi voglio cambiare e voglio che tu lo capisca un giorno per caso. Come se ti svegliassi e dicesti:”Sembra essere tornato in altro modo, ricoperto di glassa d’uomo”.  Voglio andarmene, perchè sono stanco e fare l’idromassaggio che, anche se non è da me, mi fa venire in mente il sole, tu che mi guardi e poi facciamo l’amore. Voglio andarmene a dimostrare al mondo che ad ogni singolo secondo cerco di conquistare un piccolo pezzo di me, perduto nel tempo. Vorrei partire, un’opportunità, vorrei tornare e, sempre insieme, partire di nuovo perchè alla fine il merito incide le sue tacche sullo stomaco.Voglio partire fino ad arrivare a quel punto, quello che dice Kafka: “Da un certo punto in là non c’è più ritorno. È questo il punto da raggiungere.” Voglio andarmene e non tornare più perchè nel punto in cui sono ho tutto quello che ho. Ma no. Non cerco una villa, non cerco la perfezione, non cerco milioni di miliardi di soldi e non voglio problemi su come amministrarli. Cerco un posto in cui stare, la forza di stringerti sempre la mano, una luce che riesca, ogni giorno a scaldarci il cuore. Cerco un pò di musica, un prato e qualche ostacolo da saltare. Cerco un foglio su cui scrivere che ti amo, un bicchiere di sprite e qualche città da visitare. Voglio andarmene e lasciarti la mano solo un attimo per farti capire che me la so cavare, che posso prendermi cura di Noi. Voglio, anzi rivoglio, la mia iperbolica sicurezza, quella dei “ce la farò” quella da far diventare scontata ogni tipo di ripresa. Voglio andarmene perchè siamo grandi e ho tante cose da dimostrare. Voglio un’arma, non pericolosa, piuttosto efficace. Impacchettarti un sorriso, due cioccolatini e un velo di burrocacao che con il freddo le labbra fanno male e la pelle della tua vita, non vorrei mai, farla irritare. Vorrei andarmene perchè sto stretto, il petto è costretto e rispondo male. Voglio un viaggio, lo voglio di tutti i colori. Voglio scrivere canzoni, voglio esserne capace, vorrei che avessi una camera da non sistemare. Voglio uscire di qui, dalla mia carne, vedermi da fuori e indicarmi la strada per non sbagliare. Voglio vincere, una volta, per vedere come va a finire. Poi voglio subito perdere e tornare ad imparare che perdere è brutto ma spruzza acciaio e la corazza comincia ad agire. Voglio viaggiare stupirmi e ricominciare. Voglio stringermi a te e da li, non andarmene più. Mai più. Voglio un casco in testa, le tue braccia ai fianchi, andare al mare e capire davvero che esser felice è un viaggio e io lo voglio. Sono serio.

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