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Liberi. Liberi di che? Nemmeno di star male, nemmeno di pensare come si vuole e quando si vuole. Costrizioni che danno brividi e nervi tesi e budella contorte e tensione, alta tensione. Non c’è timone in grado di governare questo veliero alla deriva. Liberi di navigare? Si, o meglio, forse! Ma in quali mari e in che condizioni? Sfibrati dalla continua erosione della nostra sicurezza, una sicurezza minata da chi dovrebbe capire perchè, insieme a te, ha condiviso l’inferno. Una costrizione impregnata del nazismo più estremo, irriverente, non curante dell’uomo. Un uomo che si pone il quesito estremo. Cosa logora di più? la privazione di libertà o l’annientamento dell’essere? L’alienazione dell’essere bersagliata indirettamente, ogni singolo giorno, ogni singolo momento. L’essere messo in discussione, la sensazione nel sentirsi disintegrare il terreno sotto i piedi. Liberi di cosa? Forse di adeguarsi, liberi forse nel fingere di protestare, di cambiare le cose.”Il lavoro nobilita l’uomo”, “il lavoro rende liberi”. Il lavoro dovrebbe aiutare a sostentarsi e non ad occupare gran parte del nostro vivere. Mai liberi abbastanza per sentirsi bene, bene veramente. Quella libertà la cui presenza è viva solo quando ne è privata dall’assurdità del cosmo che circonda vita incastrate tra fauci invisibili. Pronte a sminuzzare ogni nostro rialzarci, ogni nostro tentativo di alzata di testa. Dove si nutre la nostra libertà? Quanti, nelle nostre giornate, i veri “Sì” e quali i veri “No”. Nemmeno la libertà di stendersi, nemmeno la libertà di tirarsi in piedi, di fare quel che più riesce a tamponare le bruciature che in passato hanno rovinato la nostra pelle. Quale libertà esiste se piccoli germi impediscono anche solo un bacio, anche solo un giorno di gesti e sguardi? Quale peggior prigionia nel perseguire ogni giorno senza la capacità di spezzare quelle reazioni che rendono schiavi? Eppure confidiamo sempre in quei cinque minuti, quei cinque minuti di serenità, di energia pura, di quella dolce saliva pronta a risollevarci, pronta ad urlare con noi. Quella si che riesce a sprigionare libertà e gioia. Liberi l’uno nell’altro e soli nel trovarsi separati da quel cordone che lega noi alla più pura delle scelte.

 

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