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Come si muove, come trema, il colore della sua superficie, sospiri profondi in apnea sul ventre, sul peccato. Lo sguardo si alza fino all’orizzonte definito da ombre sinuose. Un profilo senza imperfezioni, un profilo che scende fino ad estremità di incredibile fuoco di incredibile seta. Angoli smussati, angoli vellutati, forme eleganti, la vita che cresce e non c’è nulla in grado di fermare ciò che crea lo sguardo nel torpore del vapore acqueo di un altro respiro. Non si ferma, scorre libero, non si ferma, scolpisce un marmo, il più prezioso, quello emerso dal cuore della pietra. Un marmo bianco, di cristallineo contorno, di rara purezza, circondato di tante prime volte. La violenta voglia di averla catapulta i pensieri, dovuti a vecchia gratitudine, in posti isolati in cui potranno morire lentamente. Gratitudine che va ricordata ma da cui dobbiamo essere in grado di staccarci per credere in noi, nel nostro futuro in una strada nuova ricca di pietre meno pregiate ma più resistenti. Porto in me organi di qualcuno che guarda dall’alto, ne sono grato ma la strada nuova è il mio obiettivo, è il mio futuro. Un saluto inaspettato e veli a ricoprir carne che porta alla pazzia, al treno in corsa, quella carne che si attacca addosso, quella carne la cui visione è impedita ad altri. Non c’è affatto bisogno di suoni, si sta come in bolle di sapone, interminabili ore, confusi in strette di braccia forti e pupille oliate da volti senza i quali saremo mezzi, a metà, incompleti. No, non riesco a fermarmi, ninfomane di anima e cuore, collezionista di univoci respiri, egoisticamente portato a difesa di ogni più intimo sfiorare. Liquido che al momento disseta poi rende schiavi e lo voglio e non riesco a fermarmi.

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