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Tocco oggetti. Tatto. Li sento lisci, li sento opachi, li sento affascinanti se rovinati dall’usura. Tocco oggetti, alcuni li sfioro altri li afferro. Uso la vista per rapire e nascondere in me i colori nelle ore più lente del giorno. Mi muovo lento per plasmarmi all’atmosfera che mi circonda, simile a quella che attorciglia storie prima di dormire anche se il sonno non attecchisce. Sento di respirare strano sento di non riuscire a riempire a pieno la pancia, sento una musica lontana. Al naso porto l’odore stantìo di un vinile, lo faccio girare, come merita, nel giradischi. Suona naturalmente a modo suo, suona come suonava una volta e il suono sta nell’aria, a tratti fresca a tratti calda. Mi lascio colpire a sangue dall’estrema necessita di stendermi e riflettere. Nella riflessione trovo mondi nuovi, nella riflessione trovo un sesto senso capace di catturare cose prive di odore, prive di suoni, prive di confini, prive di sapore. Cosa e spiriti che, seppur prive di carta d’identità, spingono e tentano di liberarsi ammaccando il mio dentro. Sono palle di un flipper che senza logica colpiscono all’impazzata punti critici. Rifletto la mia persona sul vetro di una finestra sporca dalla quale cerco di vedere il futuro. Lo vedo a pochi metri da me che cavalca a testa alta le sue difficoltà. Lo ammiro. Prendo esempio. Prendo esempio perchè nonostante le distese di guai a farmi compagnia non posso avere la presunzione di essere pronto. Le esperienza nutrono e allevano anticorpi. Non a tutto si può rispondere con anticorpi però, spesso si ha bisogno di quelli degli altri. Prendo esempio perchè voglio migliorarmi, voglio che, quel sesto senso, possa essere controllato. Rifletto il pensiero finchè il flipper va in tilt e sprizza acqua, a quel punto sono completamente immerso nella realtà che, in quel momento, circonda i miei confini più frastagliati. Ne devo uscire, non è facile navigare tra fiordi di freddezza soprattutto se il torpore ti nega l’accesso alla tua più calorosa fiamma, al tuo ardore più spesso e passionale. L’ardore del vivere il meglio possibile come fosse un balsamo che districa gli impulsi del cervello e le abitudini stereotipate dagli schemi. Un balsamo che libera da chiusure mentali prive di fondamenta. Basta un soffio, il castello crolla e diventiamo individui, essere umani che necessitano della possibilità di distinguersi.

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