Tag

, , , , , , , , ,

E’ una colpa non riuscire a perdonare? E’ una colpa non riuscire a soprassedere sul rispetto impacchettato tra pareti di scuse e occhiate sfuggenti? E’ una colpa non riuscire a far finta di niente quando stracci di amicizia non riescono più a solidificare a causa di una calce che manca di acqua, una malta che non lega più, troppa sabbia in mezzo. La sabbia tra le dita scalda e sfrega e diventa vetro rotto e le ferite sanguinano. Ferite che, se fossero marginali, centralizzate alla pelle, ci sarebbero miliardi su miliardi di piastrine a ricucire lo strappo. Ma le ferite nascoste nell’animo? O nella mente? Quella mente che non dimentica, quella mente che deve e lo deve far per forza, svuotarsi di acquazzoni di ambiguità, doppio gioco e infamia. Una mente che riesce a perdonare tutto se ben circuita. Poi, però, c’è un cuore da convincere. Cuore, smistatore di sangue, mai avido, insanabile pazzia in mezzo al petto. Lui non perdona, ogni crepa sanguina e perde liquido. Quello non si tampona e il gioco finisce li, proprio dove sembrava cominciato. Facile togliersi di mezzo al momento del crollo, ancora più facile togliersi di mezzo nel momento della ricostruzione. Facile avvicinarsi al carro dei vincitori una volta che il processo è completo. C’è che basterebbe così poco. Evidentemente, quel poco, è solo per persone intelligenti, pacate nei commenti, nell’avvicinarsi. Persone intelligenti che, chiedendo scusa e brandendo cucchiaiate di buon senso sciolte in umiltà, potrebbero provare a tessere nuova tele e ricominciare. C’è che no. Non lo fanno e continuano a sentenziare in un foro che non è più di loro competenza. Si ostinano, la piaga la divorano nell’ignoranza dei loro intenti patetici e la ferita non si riduce piuttosto si allarga, le distanze si ampliano in un gioco di mancanza di rispetto rispetto. Tentativi di riconciliazione? Servono? Quando non c’è alcun colpo di spugna capace di lavare la merda che deborda da ogni punto cucito male, malissimo. Rispetto tra cute e sudore ormai prigioniero tra suole e cemento. Trascinato, portato chissà dove. La superbia del non sbagliare mai, una storia  mai rispettata davvero. Parole in bocca travisate e alternate a promesse bevute tra alcool e comportamenti degni di un fratello candidato a pecora nera della famiglia. Quel fratello che fa preoccupare che prima o poi lasci li come un estraneo. La condizioni instabile di mina vagante che ha lo sfiorare comico del ridere amaro. Tamponare danni altrui e non sapersi porre mai. é Dunque così grave non riuscire a perdonare? E’ così grave subire la negligenza e la mancanz di una telefonata? Basta, davvero non si ha più voglia di parlare. Non si risolve tutto con un giro in bici, molte cose, troppe cose non si sciolgono nell’alcool di bicchieri troppi sporchi per essere bevuti insieme. Esponenziale violenza intellettuale, esponenziale protagonismo, esponenziale supponenza. Morirà di fronte a sorrisi di soddisfazione nel vedere il vostro veleno morire. E’ così grave? Mi pongo ad avvocato e vi accuso di buonismo. Mi sono accorto di aver visto troppa merda per continuare ad essere buono.

Annunci