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Si intingono in quantità inquietanti di vernice bianca tratteggiata, si spalmano in superfici ruvide che a volte hanno la forma di asfalto, altre di mare, altre ancora di verde inesplorato ed inesploso. Si impossessano di cieli mai visti, si impossessano di visi, colori e forme che stanno semplicemente aldilà. Lasciano la scia di calcare su vetri di epoche diverse, su caserme fatte a casa per ospiti occasionali. Lasciano l’alone di mondi diversi eppure assetati allo stesso modo, avido ed entusiasmante, bisogno della stessa bevanda. L’impregnarsi di nomi e orizzonti diversi avviene sotto parole di altro tipo concatenate e arse vive nel passare del poco tempo a disposizione. Il sudore viene asciugato da maglie con ideali che parlano la stessa identica lingua ma con suoni diversi. Sono spugne che si spremono fino a tappare i buchi d’aria utili al bere. Sono spugne che si gettano in fluidi che funzionano uniti, che non avresti creduto possibili. Non ci avresti creduto mai abituato alla siccità e alla secchezza dei mari di ignoranza, dei laghi di menti chiuse, nei fiumi alimentati ad electro onde di egocentrismo. Fluidi evaporati che si volatilizzano in fumi tossici a cuore e polmoni. Si impregnano di esperienze altrui, di vita altrui, di gocce di respiro, di notti dalla giusta vibra, dal giusto fascino.Sono spugne, che quando arrivi a casa allo sfondo del tramonto, stringi in mano, ne vedi un pugno, ne vedi mille, stringi ancora di più fino a distillare l’ultima goccia di tutto quello che è stato…durerà non troppo, ma durerà e servirà a dissetare la tua voglia di mondo, la tua voglia di tutto, la tua voglia di tutto quelle cose che puoi solo vivere. Nè raccontare, nè inventare, nè insegnare: solo vivere.

 

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