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Quel gas che rende il suono delle corde vocali simpatico e ridicolo, nello stesso momento. Quel gas che riesce a rendere buffe anche notizie non proprio simpatiche. Quel gas che rende la voce come quella di un cartone animato, strana, flebile, infantile. Non necessita di doppiatori, quando il gas riesce a sconvolgerti tu ridi e nemmeno te ne accorgi. Si chiama Elio e lo si può trovare anche in quei palloncini che scappano, fuggono nella voglia di un rifugio o che si allontanano. Corrono verso il cielo e si confondono, il cielo in cui si confondono diventa a pois, pois di tanti colori, poi che si allontanano in ordine sparso ma tutti verso l’alto. Pois che diventano più piccoli, sempre più piccoli fino a che quasi non li vedi così vicini al sole. Palloncini che volano, ripieni di gas, palloncini che ci costringono a strizzare gli occhi nel fissarli fino a perdita d’occhio. Occhi che si strizzano e spremono quell’acqua in più, quell’acqua che sala la pelle, come fanno le gocce di mare che si confondono con l’azzurro del cielo. Nessuna leggenda narra di qualcuno riuscito a riprendersi un palloncino all’elio. Dopo chilometri di spiagge hanno desistito. Guardi i palloncini, loro volano e portano con sè pensieri, magari paura, magari gioie, magari niente, volano e basta. Hanno la pelle tirata, il loro colore sbiadisce sempre un pò quando la plastica è tirata quel tanto che basta per farli volare. Un palloncino che vola da l’idea di libertà, quel filo di spago che si stacca dalle mani e che vola in cielo. Alcuni palloncini invece vogliono, hanno bisogno, di ancorarsi a qualcosa, a qualcuno. Stringono forte il gas, vorrebbero sgonfiarsi, temono di cadere e cercano un appiglio. Mani forte e delicate, quel piccolo pezzo di spago ha l’aria di una casa sicura. Ci si può specchiare in quel riflesso colorato, ci si può specchiare e vedere cambiare i contorni del viso fino a trasformarsi in caricature che attirano sorrisi. La sabbia tra le dita conforta e non crea attrito, la voce si distorce nella telefonata che aspettavi. E’ azzurro, lo è davvero, e lo scopri oggi guardando lo sfondo su cui puntini e pois di palloncini all’elio, è azzurro il cielo che sporcano della loro plastica colorata, è azzurro e non te ne ricordarvi. Con gli occhi strizzati e le gocce di mare a correrti sulle guance e sul mento, segui quel volo, sicuro di stringere quello spago, di non farlo cadere. Sicuro e fermo nell’intento di non voler cambiar proprio nulla di quel momento. Non farlo passare. MAI. Dopo chilometri di inseguimenti ho raggiunto un palloncino all’elio, mi ci sono specchiato, ne ho stretto il contorno e ho chiuso il pugno intorno allo spago. Sono riuscito a fermalo. I palloncini all’Elio parlano, se sai come abbracciarli.

 

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