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Eppure sembra solo stoffa ma avvolge, eppure sembra solo tessuto ma scalda, eppure sembrano solo cuciture ma non parlano di te e non riattaccano carne. Se fan sgorgare sale dagli occhi non è certo per dolore piuttosto per goia. Una gioia che ha il colore del verde smeraldo. Ti ha accompagnato nelle notti in cui ne avresti avuto bisogno ed ora “ecco tieni”, come a dirti che c’eri. Un dono prezioso che scalda dentro, scaldo un gelido nascondersi figlio del male fisico e mentale, un male mai sfiorato, mai accarezzato da così tanto vicino. Dono riposto in fondo ad un mare i cui abissi sono ricchi di rare conchiglie. Ad ogni conchiglia un pensiero ricurvo su se stesso. Ogni pensiero protetto da un forziere, come quello dei pirati. Ogni forziere chiuso a chiave e ogni chiave sarà femmina di un lucchetto tutto d’oro, la cui custodia, è affidata ad un cavalluccio marino. Non ci è data l’essenza del sapere di altrui nebbie, ci è data, però, la scelta di far parte di esse e provare a soffiare via quel vapore, fino a schiarire la vista. Come quel manto di foschia che si alza a pelo del mare di prima mattina per poi far ritorno a sera. Si leva l’ancora e si parte, mentre tutto intorno dorme. Lo sferragliare si mescola alle alghe non del tutto preparate ma non del tutto addormentate. Si leva l’ancora e si è pronti a salpare per mille e mirabolanti avventure. Si getta l’ancora, solo quando ci si sente veramente a casa. Se l’esistenza scorre sul fondale della vita, non possiamo arrischiarci nel far strisciare l’ancora. Segnerà il profondo dei mari lasciandone solchi. Se trovi il tuo forziere, se sai domare un cavalluccio marino, se ne hai la chiave ad aspettarti troverai uno scrigno. Uno smeraldo di colore verde. E’ ora di gettare l’ancora capitano. Sono arrivato a casa.

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