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A star da soli si è liberi la metà. Deve incastrarsi tutto e, l’umiltà che riveste le vite, deve essere una coltre bagnata di voglia di vivere. Gelosi di ogni soffio di vento a sfiorar la pelle altrui. Rinascere e lasciare le fiamme dell’inferno spegnersi. A star da soli si vede un mondo solo, solo e senza alcun punto di vista a contrastare il tuo. Mitigare spigoli o rafforzare inquietudini che sanno di molliccio. A star da soli si è liberi la metà e, chi ostina ad affermare il contrario, non ha capito che se si è soli la libertà non viene messa nemmeno in discussione e allora che gusto c’è? A stare vicini si sogna il doppio, anche se per capirlo bisognerebbe, per lo meno, rileggere le regole dell’amor cortese e degli animi puri di cui parlavano poeti di altre epoche costretti a guardar l’amore dai fogli ingialliti delle loro scrivanie. A star da soli non ci si mescola carne e sudore, l’odore e il prima…e il durante…e il dopo. A star da soli nessuno che manca. Bello? Brutto? Non so. E’ che a prenderci soli, fuori dal branco in cui ci sentiamo leoni, a tutti manca. C’è che al momento in cui trovi l’incastro non esistono più i “DEVI”. No. Vengono tramutati in “VOGLIO” e non esistono costrizioni. C’è il rispetto e un sacco di voglia di tutto. E’ un’altra vita. Carichi insieme, detonare insieme, che a preoccuparsi dovranno essere gli altri. Carichi insieme, come una bomba.

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