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Il tempo si dilata, lo sguardo perso nel vuoto, un burrone altissimo o un piccolo ostacolo, il tempo si dilata e sembra non passare mai, saranno cose belle o saranno cose brutte? Sarà come me l’aspettavo? Sarà come sempre? Un rallentatore che rende ridicole le movenze, che inumidisce le mani, che accarezza di sudore e segue la spina dorsale, che pietrifica lo stomaco. Il respiro che si ingolfa, quasi manca, quasi la testa gira, ridere e pensare, piangere e pensare, stare fermo e camminare. L’orologio a prendere in giro ad ogni minimo spostamento la nostra incredibile determinazione a non mollare, l’orologio che rimane li e non si muove, sembra non muoversi mai. Ci hanno costruito sale. Uno sberleffo ma il cocchiere non parte, le porte si chiudono e nessuno che entra. Uno sbuffo e un qualcosa detto tra i denti, giochi con le mani e le nubi che a contare non serve a niente. Sembra quella corsa decisiva l’ultima curva e il traguardo non arriva, un tiro a canestro dalla parabola infinita, un cronometro che non si stoppa mentre scorre il silenzio o il casino o la notte o l’alba. Ad addormentarsi ogni sogno si avvicina.

Tutto esplode in cose forti quando finisce l’attesa.

 

 

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