Tag

, , , , ,

C’è da rimanerci male nel comprendere quanto puzzi di inganno l’arte del rubare. Che poi arte…sembra una bella menzogna chiamarla arte. Vero che l’uomo, pur di annebbiare la trasparenza e la correttezza, riesce a trovare espedienti a dire poco geniali ma l’arte crea un flusso buono, che fa star bene. Chi ruba crea un circolo vizioso che rende nevrotici, che rende instabili, che rende arrendevoli. Non mi riferisco solo a razie di oggetti fisici. No, mi riferisco ad idee, a parole o schizzi, alla genialità che solo in possesso di talento riesce a trasformare in virtù. Vero è che idee e genio in mano ad un non-virtuoso sono nulla ma appropriarsi di altrui capacità mi pare triste oltre che scorretto. Qualcuno potrebbe vedere in questo scippo una rivincita, persino un riconoscimento della propria abilità. Posso concordare, se un’incredibile architettura viene copiata significa che da emozioni, emozioni forti che meritano di essere emulate per poterne essere vittima, per poterne essere spettatore. Beh, se così la vogliamo vedere mi può andare bene, purchè si cambi termine e si cominci a parlare di condivisione. Alla condivisione affiancherei la parole, “omaggio” o “tributo” in modo che chi ha avuto l’intuizione ed è riuscito a toccarci nel profondo possa avere una faccia o un nome e non solo un dubbio. Manca la condivisione, a me manca come può mancare una persona. manca perchè la vedo risucchiata dall’invidia, dall’incapacità di ammettere che qualcuno è più bravo di noi. Il condividere può aiutare a crescere a mostrare e a creare stimoli per far meglio, può creare discussioni e motivo di confronto, il condividere ammette la bravura di qualcuno che, magari perso negli interspazi angusti del mondo, meriterebbe di emergere a scapito di chi ha mezzi per urlare ma veramente poco talento per essere considerato. C’è che il condividere potrebbe abbracciare di nuovo una vecchia mancanza: la MERITOCRAZIA. Questa sconosciuta signora che ha un sacco, persino due sacchi, di paura di tornare a farsi vedere. Emulatori che camminano su passerelle calpestando emulati senza abbastanza fondi per poter fermare questa tremenda emorragia. intere valanghe di talento trattenute in angusti spazi, tanto da dover emigrare, tanta da far saltare i tappi, tanto da creare vie di fuga verso spazi in cui ad essere riconosciuto è il merito della persona e non il peso del suo cognome. A volte pare inutile il sacrifico e quando questo accade la frustrazione trova terreno fertile per la coltivazione di incapaci. Che poi, a guardarci bene chi veramente è capace ha i contorni leggeri e una faccia stanza, chi si presenta senza segnai di fatica difficilmente comprende il concetto di sacrificio. A rubare il mondo e la natura si rischia la catastrofe, a derubare un merito si impoverisce l’umanità, si secca un albero che rende stabili persino felici, fiume in piena ricco di creatività. Eppure continua ad esserci questo olezzo, questo nauseabondo modo di fare che sa di furto, un furto che impoverisce più di una semplice rapina.

 

Annunci