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Frenesie e ansie, turbamenti e disturbi psicologici a volte ci si ritrova tra i denti qualche parola non nostra e dalla nostra bocca colano frasi tutte uguali, frasi che, a noi, proprio non si addicono, frasi che, nell’interlocutore, provocano riso misto rabbia. Ci troviamo a descrivere situazioni non nostre, ci ritroviamo a farlo perchè l’immaginario collettivo si è cibato del nostro cervello e ha stampato, su fogli di carta a forma di bugie, delle affermazioni che descrivono il falso. Come se dentro la nostra testa abitasse un pappagallo che ripete frasi di spicco della collettività. A volte l’impulso nel pronunciarle è mosso dalla voglia di sentirsi grandi, a volte da un istinto di autodifesa che trova le sue armi in scuse davvero poco credibili. Direi incredibili se tale parola non venisse usate come lusinga. Sempre nell’immaginario collettivo. Ne siamo tutti un pò vittime, non ascoltiamo più i nostri reali bisogni e non riusciamo più a guardare ad un palmo dal nostro naso. Il lamentoso lamentarsi (si, “lamentoso”, perchè nel lamentarci siamo altrettanto lamentevoli come se il lamento insistito non fosse già abbastanza stucchevole di suo) va per la maggiore nel ciarlare inutile di questo secolo. Ci lamentiamo. E’ una moda che non passa, ci lamentiamo anche se non serve, lo facciamo giusto così, per attirare attenzione distogliendo lo sguardo da chi invece ne avrebbe il diritto ma che non segue nessuna moda.

“Ho bisogno di staccare”, ecco un’altra frase di uso moderno che, in bocca a qualcuno, porta ilarità a chi, se stacca, trova il suolo, il fondo, il legno, il buio. “Ho bisogno ASSOLUTAMENTE di staccare” è l’apoteosi di qualche vizio nuovo, non ancora scoperto, non ancora ben chiaro. L’agio in cui molti protagonisti di questo parlare vivono è di gran lunga superiore al doppio delle fortune di chi mai e quando dico mai intendo dire MAI,potrà permettersi di farlo. Ci si lamenta quindi e con faccia che dimostrano più stanchezza della realtà si chiede di non essere disturbati, di poter aver un poggia piedi, un poggia testa, evitare di guidare, evitare di parlare per dar spazio all’ozio. Pensare, lo trovo molto più utile. Ad esempio se proprio si vuole, ci si potrebbe ritrovare tutti in un punto e dire ste frasi di uso comune tutti in un istante solo. Possibilmente sarebbe da fare lontano da chi di staccare, non vuole o semplicemente non può. Eh si, perchè ogni parola al mondo ha un significato ed ogni bisogno intellettuale è importante. Per questo la frase “ho bisogno di staccare” è stata inventata. Descrive uno stato di fatica vera in cui la mente e il corpo alzano bandiera bianca.

Ci sono posti in cui staccare non è mai possibile, ci sono spine che non possono essere mai staccate, ci sono spine che pungono e staccarle sarebbe male: Perderemmo qualcuno di importante. Ci sono persone che non staccano e non riposano da anni, non per scelta ma per un “lavoro” forzato assegnatogli in partenza. Da chi, non si sa. Usiamo le loro spalle per poggiare macigni immani evidentemente costretti nell’immaginazione delle spalle di costoro come fossero templi greci. Antichi portatori di sapienza che non andranno mai a baciare il suolo. Troppo forti, per poterlo fare, simbolo di assoluta sicurezza. Ma se queste colonne, un giorno, decidessero di venire meno? Su chi potremmo appoggiare i nostri sacchi di anidride carbonica e ossigeno consumato? Sarebbe un problema. Pensare dunque. Pensare prima di parlare di qualsiasi cosa non veramente necessaria. pensare che il centro del mondo risiede nel nostro ombelico è una bomba ad orologeria che svaligia il dizionario dei suoi significati più veri. Toglie luce e aria, toglie giustizia a chi meriterebbe la pronuncia dei significati più vivi. Più siamo egoisti più siamo poveri, più ci ostiniamo a fare i “grandi” e più appariremo come sagome di Peter Pan. Essere viziati uccide l’ingegno e addormenta il fisico.

Pensare dunque e pensare con gli occhi al muro e leggerci infinite verità, parole semplici che danno sfogo ai più profondi pensieri. Nei muri troviamo parole di poeti sconosciuti, poeti che si trovano costretti, nella pigrizia generale, a parlare coi muri. Che siano loro i nostri confessori?

“Ognuno di noi deve dare qualcosa, per fare in modo che alcuni di noi non siano costretti a dare tutto” Cit. presa da un muro a Genova.

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