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Passano le ore e nel cielo le nuvole cambiano forma e corrono chissà dove. Sarebbe da invidiarle le nuvole a cui basta un piccolo soffio nel di dietro per girarsi e per girare il mondo. Che strani essere sono le nuvole. La scienza ci vuol far credere che siano ammassi di vapore acqueo, si è vero, lo so ma, a mio avviso, con tutto quello che possono vedere da lassù un’anima l’hanno trovata. Magari oltre che cambiare le giornate quaggiù annacquandole riescono anche ad essere dei retini da pesca per anime non pronte ancora a decollare. Ci sarebbe proprio da divertirsi a camminare su una nuvola, soffice filtro che rende i colori del sole o della luna così lontani e lievi, così vicini e affascinanti. Mi viene un conato di sorriso a pensare a tutti noi che spesso ci troviamo “con la testa fra le nuvole”. Suonava come un rimprovero tempo fa, lo vedo come un privilegio ora intonato a salmo serio e intimidatorio da chi non riesce più nemmeno a saltare aldilà del muretto grigio della serietà. Hanno un potere immenso le nuvole. Con la loro presenza o non presenza riescono ad incidere sul trascorrere sereno o meno dell’essere umano. Giocando a nascondino col sole entrano nel respiro di noi uomini fino a nascondere il buon umore. Nuvole bastarde ma necessario, nuvole pazze ma sai quanti pomeriggi a cercare risposte tra le vostre grinze e tra i vostri spazi di blu, o grigio, o rosa. C’è da diventare viole d’invidia ad essere lassù e soffiare galleggiando sul mondo. Qualcuno guaggiù parla di “castelli in aria”, voi nuvole, ne avete visto per caso qualcuno? Ho guardato bene in caso di pioggia e in caso di sole, col naso appiccicato al vetro della finestra ma non ne ho trovata traccia alcuna. Forse è uno dei nostri strani modi di pensare che un castello in aria non possa esistere. Certo, bisogna avere una bella presunzione nel pensare che tutto quello che non riusciamo a vedere non esista. Sarebbe come limitare la fantasia, sarebbe come imbrigliare l’estro. Non è il caso.

Scorre il tempo e a non sentir nessun ci si preoccupa. Temo non sia così scontato. Ad essere sempre e di continuo cercati tra telefoni che squillano in vite frenetiche in cui non si hai mai tempo per accorgersi di quel che succede può portare a pensare che se, per qualche ora, nessuno ci cerca sarebbe anche meglio. Un pò di relax che siamo stressati fino alla punta dei capelli che se continuiamo a correre così cadranno come foglie. Capita raramente, sempre più raramente però che qualcuno chieda di noi senza un valido motivo ma solo per il semplice piacere di sentirsi, di chiedere come si sta, come si passa il tempo, chiedere se tutto va bene. Trovo sinceramente quella leggera preoccupazione nel non sentire una persona per qualche ora appena. mi da lo spunto per riflettere su quanto abbia persona di quel determinato ammasso di muscoli ossa occhi cervello e voce. Tornare tranquillo e sentire l’adrenalina rilasciata sul corpo trasformarsi in voglia di giocare e scherzare. perchè in questo marasma di superficie e menefreghismo moderno non ci si preoccupa più per gli altri? Ci abituiamo alle assenze e facciamo freddezza a vederci  da lontano. Quanto è bello, ancora oggi, avere qualcuno che per noi si preoccupa davvero?

-Mi stavo preoccupando. Ma dove eri finito? Ho avuto paura. Scemo!Potevi avvisarmi! Come stai? Cosa è successo? Dove sei stato finora?

-Stai tranquilla, va tutto bene.

Sorridere e acquistare, senza pagare, la consapevolezza che, ovunque si è, non si è mai veramente soli se a casa si ha qualcuno ad aspettarci o a preoccuparsi per noi.

-Ero tra le nuvole, ma tu eri con me.

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