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La morbosa inquietudine che sfiora picchi di massima ogni volta che un reflusso di sangue colpisce in posti che non dovrebbe. Qualcosa a cui si vorrebbe sbattere la porta in faccia ma che sarebbe meglio si prendesse in mezzo fino ad uccidere l’ombra che perseguita la luce che si proietta da quello che si vive. Sono chiare le parole che vengono scolpite sulla parete bianca e grigia davanti a te: “Vivi la tua vita, come non hai fatto mai lascia che il cielo si lasci confondere con gli occhi tuoi…vivi la tua vita come non hai fatto mai tutto quello di cui hai bisogno nel tuo cuore ce l’hai“. Incidi stridolii dei denti che il nervoso ispira e disintegra, incidi dischi che non frenano, incidi musica sublime o subliminale a pochi importa, incidi la pelle e incidi sul muro un nome e uno cognome. Incide l’incedere dell’ansia appollaiata su quello che vorresti fare, incide il fatto che proprio ad essere come vorresti non riesci e a capire che a nascondersi dovrebbero essere gli altri. Conoscere un’anima pura, come se fosse possibile, come se fosse un sogno, come a tirarsi dietro prese per il culo, come tutti che pensano in un modo e tu che la pensi in modo differente sei considerato il pazzo. Reflussi come onde che invadono la riva e lasciano l’alone di sabbia bagnata alle spalle. Reflussi gastrici per un nervo scoperto che da noia e urto e male. Tristezza tua che dovrebbe essere di altri dal momento in cui altri cercano di prendersi i tuoi sogni. Lasciali li, quelli sono tristi, no, non i sogni, le persone. Un caro amico mai visto ancora di persona, ma una persona cara che sa cosa significa resistere, parla di sangue come se fosse l’inchiostro dei sogni. Ha ragione e io sono sotto la pelle di altri e altri sono nel mio inchiostro. Una persona pura in particolare. Ridete? Cazzo ridete? Ridete di fronte a cose che non si possono capire per mascherare l’invidia per non essere voi a provare certe cose. la malattia e la cura più bella, l’aver la sana paura di perdere ciò di cui non si può fare a meno. L’eccezionale sanguinare dal petto se a ferire siamo noi. Aspettare dannatamente l’arrivo, come si aspetta l’inizio di un gran bel video ma youtube ci ha messo la pubblicità e la voglia cresce. Vaffanculo pubblicità, vai via.

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