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Tante cose, una dietro l’altra, a ritmo frenetico, quasi a rimanere spiazzati, quasi da lasciarti scemo e all’apparenza insensibile alla miriade di notizie che aspettavi da tempo. Quelle belle notizie che fanno la differenza, quelle che a te ti lasciano rintronato e che portano, a chi ti sta vicino, tante sensazioni diverse. Si, dico davvero, diverse. Chi ti vuole bene, chi ti ha visto spillare ogni goccia di sudore necessaria, chi ti ha visto tirare madonne in piena notte, chi ti ama davvero, chi delle tue vittorie fa le sua vittorie riuscirà ad essere contento per te. Un bene cristallino che si dimostra in un messaggio, in un’esultanza in una esclamazione che suona un pò come “Ma non mi stai prendendo per il culo vero? E’ tutto vero davvero, vero?”. Sarebbe un mondo che, nemmeno il filosofo più ottimista si sarebbe mai potuto immaginare. Sarebbe un mondo come dovrebbe essere ma che non è. Ci sono delle malattie serie e, a volte, molto sottovalutate. Ci sono persone , davanti la faccia, portano un guanto trasparente. Si, trasparente, come quello che ti danno nei reparti di frutta e verdura al supermercato, quelli usa e getta, quelli fai da te. Un guanto, di torbida trasparenza, con cui credono di mascherarsi ma che in realtà fa da scudo a tutta quella merda che tirano ad ogni loro aprir bocca. Le malattie di cui parlavo colpiscono queste persone falcidiandone la serenità, il saper stare insieme svelandone, d’altro canto, una terribile faccia sporca della merda che credono di sputare. L’invidia rende ciechi e la cecità impedisce, a queste persone, di poter vedere quel guanto. Questa storia del guanto è davvero curiosa poichè permette, invece, al destinatario di tale sterco di poter rispondere con i fatti alle stupide affermazioni che, gli individui colpiti da invidia, gettano così, come vomito. Eccoci qua quindi, pronti a rispondere coi fatti, pronti a mettere una mano in faccia e ad usare la parte di quel guanto, quella pulita e rivolta a noi, come protezione per spalmare la merda in faccia a chi si tappa le orecchie credendo di poter così sminuire un piccolo grande sogno. Non sempre le risposte richiedono uso di parole piuttosto si aspetta, piuttosto si ingoiano rospi e si respira male, piuttosto si soffre dentro in silenzio godendo della coltellate ai fianchi di chi credevi amico. Si ci godi perchè sai che quel sangue ti renderà forte e ti darà la carica giusta per esporre i risultati di un sogno che si realizza. Le risposte più nude e crude e vere e sincere e viscerali non ne necessitano quasi mai di parole. Si mostrano nei fatti e si specchiano nella bellezza del valore dell’amicizia o dell’amore. L’umiltà rende tutti partecipi e nessuno più importante di altri, l’umiltà porta a ringraziare e condividere stanchezza, l’umiltà porta sorrisi e applausi, l’umiltà porta il miglior capitano a ringraziare la propria squadra e a condividerne le vittorie. Quando la notte porta bei sogni, si riesce a vivere in un torpore unico, ovatta sugli spigoli e forza per sfondare portoni. In quei momenti l’euforia ti avvolge e dell’individuo invidioso e subdolo te ne importa zero. Di quello che pensa “ah se questo è qua posso esserci anche io devo solo sapere a chi chiedere” te ne importa ancora meno. Quando il sogno è in cassaforte e l’euforia nebulizza un pò ricucendo pezzi di cuore è li che riesci a vedere codesti elementi. Guardi loro, e guardi cosa hai tu e cosa hai fatto. Guarda i segni che la strada ti ha lasciato. Pensi ad attacchi di rancore e vendetta. No, niente di tutto questo, c’è un’altra strada su cui cadere e rialzarsi e tu, ai tuoi sogni tieni come un ossesso. Zaino in spalla, mani nude, sguardo alla tua squadra: di fronte c’è un nuovo orizzonte da raggiungere, la merda starà sempre e comunque dietro.

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