Non li hanno fatti passare, senza nessun motivo valido, hanno deciso di non farli passare. Chissà, avranno pensato a dei delinquenti all’attacco del palazzo. Erano tre, erano adulti ed erano soli. Nessun colpo di testa all’orizzonte che in cuor loro, per questo tipo di pazzie, non c’era spazio. C’erano mogli e figli da cui tornare. Chissà, forse a non averli avuti, forse ad essere soli davvero, si sarebbe almeno potuto alzare la voce e provarci sul serio. Parliamo di signori e si tratta di signori non tanto per la loro età, ma per la signorilità nei modi di fare e di approcciarsi. Si tratta di gente che rispetta, nonostante tutto. Non li hanno fatti passare. Stavano cercando di andare a capire cosa sarebbe accaduto al loro futuro. Avrebbero voluto seguire l’uomo che del loro futuro si sarebbe occupato nelle stanze del potere. Gli avrebbero chiesto aiuto. A lui avrebbero affidato le loro flebili speranze. A lui avrebbero detto “Noi siamo qua”.

 

Lo stato non ha voluto. Eppure signori d’altro tempo hanno cercato di far valere il proprio diritto. Sono liberi cittadini, liberi pensatori, mai una cosa sbagliata in vita loro. Tasse pagate regolarmente, l’unica contravvenzione un misero divieto di sosta: Pagato anche quello. Erano li col freddo, prima che sulla pelle, dentro al cuore. La dignità strappata a morsi da una belva chiamata sviluppo, chiamata globalizzazione, chiamata ladrocinio. Che menzogna! Che menzogna tra le mani signori telespettatori! Essi sono stati privati di ogni diritto e rischiano i loro averi mentre invecchiano dieci anni ogni mese che passa ad ogni pessima notizia. Alle mogli non sanno che dire e hai figli non sanno che dare. Non ricevono risposte. Vivono di rinvii. Nel palazzo nessuno si cura di loro e nessuno da casa ne segue le vicende. “Andiamo a fare una foto la! La dove è affondata la nave”. Questo si preferisce mentre, ad affondare, è il futuro dei ragazzi, mentre, ad affogare, sono eroi che non solo stanno ancora sulla barca ma cercano anche di salvarne il salvabile.

 

La mattina, all’alba, gli occhi spalancati che a dormire non si riesce, non così, non con questi pensieri pesanti come macigni. Risorse per pagare la vita che scorre non ne hanno più e ad ogni presa in giro sono cazzotti nei denti e calci in pancia. Menzogne. Menzogne di crisi che non esistetono ma la cinghia va tirata fino a quando diventerà un cappio a cui redimersi. Umiliazioni nel silenzio di uno stato che non li fa passare. Lo stato denuncia. Lo stato carica, come fossero in grado di far male veramente. Forse si, se venissero portati allo stremo, potrebbero diventare pericolosi. Per ora si trascinano e chiedono con un filo di voce un aiuto. Hanno tirato avanti il paese mascherati e sporchi, eroi senza una vera faccia da identificare. Trascinati sui sanpietrini della capitale a mani alzate. Questi sono i criminali signori spettatori! Ah sono questi che a mani alzate e seduti vengono caricati e a casa mandano messaggi di paura.

 

Dove risiede il male? Nella collaborazione taciturna che il palazzo crea con il marcio, in leggi che sembrano slanci per chi non sa nemmeno cosa sia un lavoro, risiedono nelle mani di incompetenti ritrovatisi in poltrone per caso o per favore. A causa loro paghiamo conseguenze devastanti. Le loro tasche vengono prima delle nostre. Dove risiede il male se non nel permettere a vigliacchi di impadronirsi di metodi legali per rovinare vite e azzerare esistenze? Il lavoro nobilita l’uomo? E’ vero. Le facce scure degli operai possono andare a testa alta nelle piazze presidiate dallo stato. Loro sono gli eroi. Chi non hai mai lavorato si nasconde e trama e scappa e non viene punito mai. Certo il pericolo sono loro: Padri e madri di famiglia, fratelli e sorelle giovani e anziani che chiedono rispetto e umanità e chiedono di sporcarsi di nuovo le mani di grasso o di olio o di schegge. Come facevano un tempo, come quando c’era un andare al lavoro e un tornare. La disperazione nei loro occhi e la speranza che non muore mai. Chiedono lavoro, ma non li fanno passare.

 

Nessuno crede più allo stato subdolo e bugiardo incurante di chi ne fa parte, incurante di chi ne nutre gli interni. Nessuno. Che siano bandiere ormai rosse sbiadite al sole, che siano prigionieri di un passato meschino e truce. Ci sono signori in tuta padroni del proletariato, padroni di vite difficile, padroni della rivolta, che devono fuggire per non essere picchiati. Alle spalle lasciano le loro case al buio e lasceranno zaini persi nella ressa. “Ci hanno tirato i lacrimogeni”. Per questo piangono. Forse i lacrimogeni sono riusciti solo a tirare fuori lacrime che non riuscivano più a versare nella pietra che avvolge un’esistenza senza ideali, senza nulla che li riesca a far sentire ancora uomini. Come le radici spaccano il cemento loro lo stesso, resistono. Risorgono.

Annunci