C’è una cosa che mi piace davvero. Quando ho la possibilità di stare in casa senza ansie particolari o imminenti. Quando ho la possibilità di uscire e in qualsiasi posto in cui mi senta a mio agio con me stesso. Quando una serie di fatti si incastrano bene fra loro. Quando succede tutto questo io amo perdere del tempo ad osservare. Le cose più insignificanti. Si quelle a cui non ci si fa caso mai. La piega di una pagina di un libro. Il contorno giallo della pagina stessa che si sbiadisce nell’addentrarsi del libro. Le gocce di pioggia che cadono sul vetro e si spiaccicano ad esso. Cadono ancora e scivolano sulla superficie liscia come piccoli fiumi. Le gocce di pioggia quando cadono nel mare, o nel fiume o in una pozzanghera. Danno ancora più vita a quei piccoli mondi acquatici. Formano cerchi formati di onde e non hanno tempo di sistemarsi o di tornare piatti. Tic. Un’altra goccia ed è un gioco alla pazienza. E’ che sembra tutto più vivo. Amo studiare i colori delle cose. Come cambiano. Come si colorano le cose in base a tutto quello che gli sta intorno.

osservar. Nei minimi particolari. Il dettaglio e il particolare. Sorrido, penso che c’e’ da perderci la testa e nel perdere la testa qualcuno trova rifugio ad altri mille situazioni. Le ombre. Le ombre sembrano essere qualcuno alle nostre spalle che si diverte nel prenderci in giro. Che non riesce a smettere. Magari in principio erano veramente qualcuno che ci prendeva in giro. Ora che lo fa da millenni noi abbiamo perso la voglia di arrabbiarci e si sa. Quando ad un burlone togli la tua rabbia da quello che fa perde di fascino di autostima e smette o continua stanco e tu non ci fai caso.

Anche nei vestiti, nelle scarpe, in qualunque cosa amo il particolare che odio pacchiano. Il particolare ha la sua particolarità nel notarlo quando lo togli. Che particolare sarebbe mai altrimenti? A volte penso sia una cosa maniacale. Vedere come le espressioni delle persone cambiare e il volto, la pelle prendere altre forme. Alcune cose cambiano radicalmente. Da un piccolo particolare poi viaggiare su binari di cose colossali, costruirci storie fino a non capire più nemmeno bene da dove si è partiti. Sarà per le ore in sala d’aspetto che mi vedevano arrivare e incontrare gente dalla faccia tesa e preoccupata. osservavo e li vedevo andar via con la faccia leggere e il passo veloce o la faccia buia e il passo lento. Saranno le ore in viaggio o le ore a letto. Non mi ricordo cose mastodontiche ma le cose piccole si. quelle rimangono. Tipo quella volta dell’operazione grossa. Quella tra la vita e la morte. O meglio una di quelle. Quella la racconto ridendo e facendo ridere perchè, si certo me la ricordo molto bene. Ma la cosa che racconto è che dopo 6 ore di intervento e l’anestesia che rifluiva da canali del sangue. Ecco dopo 6 ore ho aperto gli occhi e ho visto una parete verde chiaro. Verde ospedale. Ecco li ho aperto gli occhi e davanti a me ho visto gesù sulal croce. Appena al muro e mi sono detto: “ok sei sveglio, ok ce l’hai fatta”. Succede poi che nei dettagli Gesù si gira sulla croce e si mette a fare le flessioni con la traversa della croce. Ecco, nel dettaglio li ricordo di aver strette i pugni incastrandoci le lenzuola a con tono dismesso aver pensato: “ok, sono morto”. Mi fa ridere sta cosa.

Poi mi sono svegliato davvero, il giorno dopo e c’era mia madre li, vestita di verde ospedale. Ero vivo e ho guardato il crocefisso. Stava buono li: “non fare scherzi”. Ricordo di aver pensato ad ogni dettaglio…ai rubinetti delle flebo blu, alle flebo trasparenti all’arancio del disinfettante quasi marrone. Ricordo di aver pensato che gesù mi piace più vederlo fare le flessioni che li in croce sofferente. Ricordo di non aver mai creduto a certe favole, piuttosto ho creduto a me e a che mi ha stretto la mano e ai dettagli che non si vedono ma che ti aspettano con una chitarra che mentr etutti vanno al festival dell’anno, i tuoi dettagli si fermano alla stazione dopo e vengono da te.

 

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