Sentirsi parte di una notte, di un coro, di una sera. Sentirsi parte di un modo di pensare unito e compatto che non mette barriere che non chiede strani riti per entrare. Solo la sincerità e la libertà di poter sbagliare senza giudizi vomitati gratuitamente. Non ci sono chiavi nè porte. Non ci sono capi, nemmeno leader. Sentirsi parte e non averne mai abbastanza. Che come dice quel mio amico “dovrei forse vergognarmi di trovarmi col basso in mano in camera da solo e pogare contro il muro fino a piangere ascoltando una canzone”?. Semplice la risposta di chi si sente parte di questo. No, non ti devi vergognare. Succede anche a me, succede anche a me ragazzi…si succede anche a me. Trovarsi lucidi insieme ad altri ubriachi e sentirsi la stima reciproca e le risate spontanee venire da dentro. Avere la lucidità nei pensieri nel confronto con chi ti vive. Prendersi per il culo stando insieme. Da seri ad idioti in meno di dieci secondi. La nostalgia del “non è più come prima” e invece si. Lo è. Magari per 30 secondi, ma lo è. Stonati e stanchi, cresciuti e crudi, gli sguardi sono quelli, il rispetto ancora di più. Imparare le storia da chi la fa e da chi l’ha vissuta. Sentirsi forti insieme, sentirsi che c’è chi ti fa stare bene. E non ne hai mai abbastanza. Non è che importi poi molto il motivo per cui si sta li sotto la pioggia, sotto il sole, e non ci sono feste e non ci sono rancori in mezzo, c’e’ solo la voglia di stare insieme. Un casino di voglia. DI stare insieme. Che se provano a toglierla…beh…cazzi loro.

Stima e rispetto…ma non mi toccare!

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