“Se ad un individuo viene tolto tutto, in realtà, gli si lascia in eredità la sua arma più potente: La rabbia”. Credo sia un’affermazione di Saviano. La sottoscrivo con il sangue. A volte ci si trova un nemico davanti e la rabbia può sfogare, più o meno violentemente, contro un obiettivo preciso. Una faccia, un nemico preciso. A volte invece no. A volte perdi tutto e non hai idea di chi sia la colpa. Non è tua, non è di un’altra persona e allora? La rabbia su chi la sfoghi? Il solo non avere un nome con cui chiamare chi ti ha tolto il futuro crea angoscia. In quei momenti o trovi il coraggio e un posto in cui tornare o ti sfaldi e ti sciogli. Si ti sciogli come un biscotto nel latte caldo. Ti squagli completamente nella perdizione e muori pur rimanendo in piedi.

Tutto, quando ti tolgono tutto nel giro di pochi minuti se non reagisci, diventi violento, superficiale. Non ti ridanno niente e non riparti nemmeno da zero. Nemmeno da zero. Partirai sempre da meno dieci e ogni volta che riaprirai gli occhi troverai dinnanzi a te una montagna da scalare per arrivare al punto di partenza degli altri concorrenti. Quando sarai arrivato, sarai già tremendamente stanco. Se un motivo per arrivare alla fine ce l’hai, beh, se ce l’hai, allora gli altri scompaiono. Le montagne no, quelle no. Quelle non si può. Dovrai scalarle per sempre. Finchè avrai la tua rabbia e saprai trasformarla in energia e grinta allora va bene. Quei giorni di strette allo stomaco, di strizza cuore e di tremore come fai? Non lo puoi spiegare a nessuno. Non ti va proprio. Che cazzo stai a spiegare di un nemico che non c’è? Per tutti saresti considerato un cretino. Forse non proprio per tutti. No. Non per tutti perché c’è a chi vai bene così. C’è chi non ti vorrebbe nemmeno un po’ diverso da quello che sei ed è forse per questo che scali ancora montagne. Quella è la tua felicità e ti senti un’idiota a pensare che non potrai mai più essere felice perché non avrai più la possibilità di avere anche solo la possibilità di giocarti le ambizioni che avevi. Devi ricostruirle e ripartire, sempre e comunque, anche se il muro crolla. Devi essere in grado di costruirne altri e devi capire che la felicità ha solo cambiato viso e modo di porsi. Ti piace crederlo e sai che è vero.

Solo per un giorno vorresti mostrare al mondo come sarebbero andate le cose, vorresti dimostrare al mondo che non serve lo sballo chimico per capire come funziona la vita. Vorresti dimostrare a chi si butta via che sta sprecando libertà e l’opportunità di vedere il mondo, di cambiarlo. Vorresti mostrarti al mondo e prendere a testate chi pensa di non farcela. Vorresti far capire che i problemi sono altri e che, se si vuole, serve solo stringere il pugno, batterlo contro il petto e magari tirare una madonna. Sì, tirare una madonna. Scandalizza? Non importa. Solo un giorno rivorresti vivere come facevi prima. Nella piena capacità dei tuoi mezzi. Tutti a piangere, urlare, sfogarsi quando la felicità è li, a portata di fiato. Puoi prenderla per mano e non ti accorgi che, con tutto questo grigiore, la seppellisci. Gli giri intorno una vita perché il gradino che devi salire ti sembra troppo alto. Serve coraggio. Un fottuto coraggio per andarsi a prendere la felicità che non sta in polvere, non sta in banconote o medicine o negli occhi degli altri. No no. La felicità sta dentro di noi. Bisogno solo avere coraggio. Bisogna smettere di offuscarsi la via con lacrime che non sanno di un cazzo, basta annebbiarsi la mente con mondi inventati da una psiche alterata. Che lo sballo arrivi da quello che ci circonda che a pensarci bene, a stupirsi ancora di qualcosa, è il primo passo per essere felici.

Annunci