Lo sento con me continuamente. Come il fratello maggiore che ti urla e ti sbraita e fa finta di fare a botte con te ma che ti protegge e ti insegna ogni cosa.

Ti insegna a bere dalla cannuccia, ti insegna a camminare e ruttare, ti insegna ad essere migliore di lui perchè lui ha capito dai suoi sbagli. Quando non ti insegna ha la saggezza di un libro. E’ come un libro aperto in cui trovi scritte parole che tutti cantano, che tutti sanno e se non sanno che le parole le ha scritte lui, comunque le conoscono. Solo guardandolo o sentendolo parlare, vedendolo soffrire o esaltarsi, vedendolo parlare vedendolo scrivere o suonare o incazzarsi troppo e prendersela per cose tutte sue. Basterebbe questo per sapere tutto di lui. La sua inquietudine la leggi negli occhi così come la pace che riesce a trovare quando si confonde tra la gente comune e ne carpisce ogni vibrazione. Il futuro. Il futuro per cui lottava non era scritto.

Chissà a che futuro pensava mentre cercava di convincersi che era sopravvissuto a suo fratello. Un fratello morto. Il suo sangue debole che non è riuscito a salvare. Il tuo futuro che dicevi non essere scritto siamo noi. Guardaci da lassù, non potrai crederci. Non crederai, lassù, mentre te la suoni coi più grandi, di vedere un piccolo esercito di combattenti armati di penne e strumenti e voce e passione e sofferenza e rabbia e voglia di cambiare. Non potrai credere a tutto questo, non potrai credere che, a me e chissà quanti altri, hai cambiato la vita. Credevo fosse sudore quello che sentivo scorrere dalla prima all’ultima canzone di un concerto. Ho capito da poco che quella è anima che scorre che sono tossine di guai che lasciano i posti di cui si sono impossessati e se poi il giorno dopo ho male ovunque è solo il corpo che si abitua a rimanere in piedi da solo come dopo aver fatto tardi, tardissimo a pensare sul mondo a capire la vita degli altri a vedere come funziona la fuori.

Non posso credere a come la mia nascita sia collegata a dei guerriglieri Nicaraguensi. E’ un tuo paradosso vero? E’ una di quelle cose che si possono spiegare solo pronunciando il tuo nome. Davanti a quello che hai fatto, quello che avete fatto ancora oggi ci stupiamo e dopo esserci rotti le costole cantandovi ci fermiamo a pensare cercando di scoprire quali sono gli ingredienti di tutto il vostro fantastico casino. Tutto, voi avete fatto tutto. Tu hai parlato di te attraverso chi ti conosceva meglio. Te stesso. Ti sei reinventato dando ogni volta di più fino all’ultima goccia e non risparmiandoti ancora davanti a chi ancora aveva bisogno di te della tua energia della tua carica del tuo carisma del tuo mistero. Negli antri bui dove vive tuo fratello, i bulli che non ti lasciavano stare a scuola d’arte e un padre al servizio di chi volevi combattere. Tu che, senza saperlo fare, hai suonato fino a quanto potevi superando ogni volta il limite. Strimpellavi, dicevano. Dicevi di te stesso che strimpellavi. Inventavi musica. Davi speranza. In un momento di movimento culturale esplosivo, in cui le lotte erano in strada e ti entravano in casa.

La tua curiosità ti faceva apparire coraggioso e accanto al tuo fratello biondo andavi a vedere come funzionava nei ghetti di Londra. Li a guardarti brutto erano i poliziotti vero? Non capivano come un bianco potesse confondersi fra gli “sporchi negri”. Ti guardavano male i neri perchè cosa ci faceva un bianco fra di noi? Ma tu avevi quel potere nella parola e ancora di più nei gesti e nei fatti e sapevi bene da che parte schierarti quando nelle cariche il mondo si scontrava li, proprio a casa tua in quella Londra che non vi ha voluto bene abbastanza. Mai quanto gli Stati Uniti vero? Quanto ti piacevano? Quanto ne eri affascinato? E la jamaica? Che territorio affascinante visto da lontano. Che posto difficile visto da vicino. Tu che strimpellavi ed eri ancora indeciso se il tuo battito fosse in levare o in battere o in jazz o in funky.Forse il tuo cuore si è fermato perchè eslodeva di vita ed era il mondo la tua dimensione. Nella tua indecisione di docile artista o bastardo guerriero. Tu che le cose le volevi vivere, volevi andare nei posti di cui parlavi volevi mischiarti alla gente che parlava di cose di cui tu potevi parlare. Tu semplice e fottuto punkers. Buono, uno di quei buoni che non annoia e che non è buono per forza e non si comporta affatto da buono. La tua immagine ora è tatuata in me. Non ad inchiostro JOE. Io non posso fare tatuaggi sai? Ho avuto delle brutte malattie e per resistere devo prendere cose che mi ammazzano gli anticorpi Joe. I miei anticorpi, come lo erano i tuoi, sono le persone che il loro futuro non è scritto ma che se lo vogliono andare a prendere. I miei anticorpi Joe sono le tue canzoni. Te ne stai qua tatuato e ti saluto ogni volta prima di suonare. Io non ho perso un fratello, anzi ho una splendida sorella…ei ei…non ti azzardare a guardarla! Io non ho perso un fratello, ho perso una persona simile che non vedrà scritto il suo futuro ma che sta permettendo a me di scrivere il mio.

Tu non sapevi suonare ma suonavi e io non so suonare ma suono, tu sapevi resistere e ti incazzavi ad ogni ingiustizia e a me capito spesso di dover resistere e di avere a che fare con ingiustizie, tu non ti arrendevi. Magari scomparivi ma poi tornavi. Tornavi dalle persone di cui non potevi fare a meno. Io mi chiudo in me stesso con le cose che amo per poi tornare e confidarmi con le persone di cui non posso fare a meno. Tu hai visto l’America e io la ascolto ogni volta che “I’m so bored with the USA” gracchia nel vinile. Si Joe, ci sono i cd, ma in vinile respiro quello che respiravi tu. E ora ti volevo ringraziare, dato che ci sono, per avere legato i SANDINISTI all’anno della mia nascita. Grazie per avermi dato il benvenuto con SANDINISTA. Ma come cazzo vi ha fatto la testa quella volta Joe ,di fare un triplo album? E quanto ci eri rimasto male per le critiche? Eppure voi in quel disco più di ogni altro avevate messo quello che vi piaceva fare dimostrandovi punk senza fare punk. Ora lo amiamo, quel disco noi lo amiamo.

Non ho mai avuto idoli. Ho sempre avuto la lucidità di capire che qualsiasi persona fosse di carne ed ossa esattamente come me. Ho avuto anche sempre la sfacciataggine di pensare che se ce l’avevano fatta loro potevo riuscirci anche io. Te ne sei andato perchè davi sempre più di quello che potevi e abbiamo pianto in tanti sai? Non passa giorno in cui una tua canzone in qualche lettore, nel mondo, non suoni. La tua voce esiste e noi la ascoltiamo. Ci sono DVD, CD, VINILI, LIBRI ed è proprio dai libri che ti ho conosciuto meglio. Strano vero? proprio da una cosa che non ha scritto tu che non hai suonato. Un libro che, al contrario dei tuoi testi scritti su fazzoletti o carta igienica, è stato scritto magari a mano ma magari al computer su carta perfettamente bianca. Ti ho conosciuto grazie agli occhi e alle parole di chi ti ha vissuto. Ti sei preso parte di me, ti sei preso una parte della mia libreria della musica di camera mia, ti sei preso un tatuaggio che non posso fare, ti sei preso l’idea che io possa sentirmi simile a te in questo mondo sfasciato. Grazie. Per essermi preso tutto questo. Grazie per il punk…lo ska…il reggae…la voce…il funk e il jazz…che grazie per i CLASH…grazie perchè Joe, io non lo so davvero il perchè vorrei parlarti per ora e lo vorrei fare perchè so che mi avresti ascoltato magari aprendomi la porta sul retro del vostro camerino e facendomi passare dalla finestrella dei cessi che danno sul vostro backstage. Non ho mai avuto idoli, solo esempi.

Ciao Joe, Joe mi manchi.

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