Mi chiedo se è così anacronistico credere nella voglia di divertirsi, nella sponteneità nella verità dei piccoli gesti nel credere di appartenere ancora a quella schiera di simpatici cazzoni e inguaribili romantici. Quella schiera che riesce ad essere molto più espressiva con gli amici piuttosto che con la morosa. Mi chiedo questo perchè sento additare una parte di me come anacronistica. La cosa più significativa è che, chi crede che questo sia una dato di fatto, ne parla con nostalgia. Dunque, tu parli con nostalgia di una cosa che io sto facendo. Di un qualcosa che io ti sto dando non puoi esserne nostalgico, sopratutto se dici che lo sto facendo bene.

Prima di considerare morta una cosa non è forse il caso di appurarne la mancanza di battito o di spirito? Io credo proprio di si. Magari si è in pochi, ma ci siamo e siamo ancora più entusiasti di quello che facciamo che è semplicemente quello che ci viene, che ci piace, senza pensare se è una cosa morta e senza voler stare a canoni di mercato sbagliati che danno in pasto prodotti finti e gente uguale. Credo fortemente che cavalcare l’onda non sia una cosa adatta a me. Non ne sono proprio capace. Magari è un limite, magari un difetto, ma non riesco a plasmare il mio modo di pensare o di fare in base a quello che l’esterno richiede. Non sto parlando di chiusura mentale. Voglio solo dire che vivo così come viene, faccio quello che mi va, suono quello che mi va conoscendo a fondo la ragione di ogni cosa. Conoscendola a fondo perchè di parlare di cose che non so non ne ho voglia. Non ne sarei capace e allora preferisco imparare. Imparare, tutti vedono questa parola come se dietro ci fosse l’obbligo di annoiarsi. Quanti muri si costruisce la gente intorno a se. Prendetevi una passione e imparate da chi ne sa più di voi affogateci dentro e venitene a galla. Solo così, secondo me, ci può sentire parte di quello che si fa.

Gente che vive per schemi, gente che, se una cosa non c’è da un pò, nonostante sia attorniata da tanti cazzoni e ultimi romantici, pensa che tal cosa sia sepolta e quando tu riesci a trovare in te quegli ideali allora sei anacronistico. Gente che parla della storia paragonandola alla puzza di morto. Eppure la storia ci ha reso così. La storia di ogni cosa porta all’attualità e all’approcciarsi col nuovo. E non è forse vero che il cambiare idea, il fare un passo indietro accorgendosi dei propri errori è sintomo di intelligenza o quantomeno di umiltà? Credo fortemente nel rispetto, nell’amicizia, nell’americano UNITED WE STAND. Credo nella collaborazione e nel rispetto delle idee degli altri nell’aiutarsi e nel coinvolgerci. Credo nei sentimenti veri nel pogo violento che se cadi per terra però in dieci ti danno la mano per rialzarti. Credo in quelle foto mai fatte perchè era più bello stamparsi nel cuore immagini da custodire. Credo con tutto me stesso che la patina che racchiude prodotti di mercato pre-costruiti che cavalcano l’onda di una moda abbiamo coperto anche gli occhi di chi, di questi problemi, appena pochi anni fa, non se ne faceva.

Crescere e creare cose nuove significa per forza perdere di vista tutto questo? Perdere macchine moleste che ci portavano a serate senza tempo o luogo? Possiamo dare forse un orario alla musica un tempo o un’epoca? Possiamo o ci fa comodo? L’immortalità di chi ci ha fatto imbracciare la nostra passione ha forse limiti? Se se ne fossero posti loro per primi, allora si, non avremmo avuto storia e memoria e non avremmo la possibilità di creare il nuovo. Un nuovo che esiste legato alle radici, che sperimenta e mischia perchè il cuore e la mente viaggiano non sempre alla stessa velocità e allora un bel mix è la cosa ideale e dal mix di genialità, entusiasmo e coraggio nasce il nuovo. Il nuovo assomiglia a questo quello e quell’altro? Ma come…se si sentono tutte queste cose e non si riconoscono in una sola cosa ma in tante allora forse è qualcosa di nuovo. Forse dovremmo credere e lasciare spazio alle persone prima di tutto. Riscoprire chi sta dietro a tutto ciò. Vedere cosa danno, cosa pensano, come vivono. La cosa risulterebbe stonare con una modernità di suoni identici di gente identica di modi di parlare identici e nemmeno poi tanto interessanti e ancora meno nuovi.

Scendiamo dal piedistallo e iniziamo a pensare che ci sia qualcuno più bravo di noi, qualcuno bravo come noi e qualcuno meno bravo. Affianchiamo chi è come noi e proseguiamo insieme, fissiamoci l’obbiettivo di raggiungere e di imparare senza invidia da chi è più bravo di noi e aiutiamo chi lo è meno di noi. Allora lo UNITED WE STAND avrà significato e l’anacronistico non avrà senso e saremo tutti molto meno perfetti e freddi ma molto più entusiasti e cazzoni e veri, sorridenti e privi di muri che ci impediscono di godere di quello che facciamo. Se in mezzo a questo mondo triste allora sincerità, collaborazione, spontaneità, sacrifici, entusiasmo e goliardia, supporto e voglia di fare km e pacche sulle spalle suonano come una TV nel medioevo beh, mi interessa poco. Quello che so essere è questo e mi auguro che questo tipo di ideali non passino mai , ma proprio mai, di moda.

Sarà che l’educazione me l’ha data la strada, sarà che il rispetto me lo hanno insegnato da piccolo che se rompevo le palle ai più grandi prendevo schiaffi e calci in culo sarà che il rispetto l’ho guadagnato entrando in punta di piedi in qualsiasi ambiente decidessi di frequentare sarà che ci si divertiva con niente e che il bagno della sala prove puzzava di ammoniaca sarà che quando giocavo io il portiere aveva l’uno, il campione aveva il 10 e il bomber aveva l’11. Sarà per tutto questo che non mi sento né anacronistico né sbagliato in un modo di superficialità e consumismo, aggressivo e privo di umanità mi sento anzi uno degli ultimi HOPELESS ROMANTIC.

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